domenica 6 novembre 2016

Le chiese romane a caccia di sponsor per finanziare restauri e tutela - Corriere.it

Le chiese romane a caccia di sponsor per finanziare restauri e tutela - Corriere.it: "Quando entrate in grandi chiese romane come i Santi Apostoli, dove vi accoglie Canova, come la Chiesa Nuova con Reni, Barocci e Rubens, Sant’Andrea della Valle (affreschi di Domenichino e Lanfranco) o il gran teatro barocco di Sant’Ignazio, sappiate che state visitando un patrimonio dello Stato. Quelle sono infatti soltanto alcune delle 71 chiese romane «nazionalizzate» dopo Porta Pia, che ricadono nel Fondo Edifici di Culto (Fec). Del Ministero per i Beni Culturali? No, del Ministero dell’Interno.
E come queste romane appartengono al Fec alcune chiese delle zone testé terremotate o minacciate dallo sciame sismico: ad Amatrice (il SS Crocefisso) a Norcia (San Filippo) a Rieti (ben cinque) a Cascia, e poi nell’Ascolano e nel Maceratese. Sono infatti oltre 750 le chiese che le cosiddette «leggi eversive» post-unitarie trasferirono in tutta Italia dagli Ordini religiosi allo Stato. Soprattutto nel Centro-Sud, con una forte concentrazione in Sicilia. Il panorama romano è il più vario: dalla fondamentale Santa Maria del Popolo (presso la quale soggiornò l’agostiniano Martin Lutero) alla chiesa «nazionale» dei Toscani Santa Maria sopra Minerva (dove sono sepolti Santa Caterina e Beato Angelico e campeggia un Cristo di Michelangelo giovane) dalla romanica Santa Sabina all’antica Aracoeli, ricca di tradizioni popolari, fino alle suggestive chiese dei Fori, Santa Francesca Romana e SS Cosma e Damiano, sulla Via Sacra.
O ancora: in pieno Campo Marzio, a San Lorenzo in Lucina col Crocefisso più bello e misterioso di Guido Reni e marmi romani ovunque, a Trevi dove sorge la chiesa del cardinale Mazarino, dedicata ai Santi Anastasio e Vincenzo, fino all’Isola Tiberina sacra ad Esculapio e alla salute (ci sono l’Ospedale Fatebenefratelli e quello Israelitico) cioè a San Bartolomeo all’Isola risalente al Mille, con i Sacconi rossi che si occupavano degli annegati nel Tevere. Il Fec ha fino a poco tempo fa disposto di dotazioni, sue e derivate dallo Stato, soddisfacenti, tanto da intervenire con le Soprintendenze per i restauri. Con soddisfazione dei parroci e degli Ordini che hanno, gratis, l’uso di tale patrimonio statale. Purtroppo la scure della spending review ha ridotto nel 2016 il contributo dello Stato al Fec a 1.679.000 (-7 %).
Per cui anch’esso è costretto a «reperire risorse finanziarie aggiuntive da soggetti, pubblici e privati, interessati a finanziare interventi di conservazione, restauro, tutela e valorizzazione». Da poco è stata restaurata la grandiosa tomba marmorea che il giovane Antonio Canova scolpì per papa Ganganelli, romagnolo di Sant’Arcangelo, quel Clemente XIV, francescano conventuale, che, pressato da più parti, soppresse nel 1774 la Compagnia di Gesù. Morì l’anno dopo. Di veleno? Dubbi ce ne furono. Resta nella storia come il creatore del Museo Pio-Clementino matrice dei Vaticani. Il restauro sta gravando soprattutto sui Frati minori che gestiscono la Basilica. Per fortuna interverranno sponsor da Sant’Arcangelo, patria di Clemente XIV. Neanche il Fec dunque basta più."


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