sabato 10 settembre 2016

Ratzinger, Socci: il mio papato e la fine del mondo - Libero Quotidiano

Ratzinger, Socci: il mio papato e la fine del mondo - Libero Quotidiano: "Ma chi è oggi il Papa e precisamente quanti ce ne sono? La confusione regna sovrana e la nuova uscita di Benedetto XVI - il libro-intervista «Ultime conversazioni» - invece di dissolvere i dubbi li moltiplica.
Parto dal dettaglio più curioso.
Domanda Peter Seewald a Benedetto XVI: «Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri pontefici, prevedendo anche la fine del mondo, o almeno la fine della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo pontificato. E se lei fosse effettivamente l' ultimo a rappresentare la figura del papa come l' abbiamo conosciuto finora?».
La risposta di Ratzinger è sorprendente: «Tutto può essere». Poi addirittura aggiunge: «Probabilmente questa profezia è nata nei circoli intorno a Filippo Neri» (cioè la chiama «profezia» e la riconduce a un grande santo e mistico della Chiesa). Conclude con una battuta di alleggerimento, ma quella è stata la sua risposta.
Dunque Benedetto XVI ritiene di essere stato l' ultimo papa (per la fine del mondo o la fine della Chiesa)? Probabilmente no. Allora ritiene - almeno secondo la versione dell' intervistatore - di essere stato l' ultimo ad aver esercitato il papato come l' abbiamo conosciuto per duemila anni? Forse sì.
E anche questa seconda fa sobbalzare, perché è cosa nota che il papato - d' istituzione divina - per la Chiesa non può essere cambiato da una volontà umana.
Del resto quale cambiamento? C' è una rottura nell' ininterrotta tradizione della Chiesa?
Un altro flash del libro porta in questa direzione. «Lei si vede come l' ultimo papa del vecchio mondo» domanda Seewald «o come il primo del nuovo?». Risposta: «Direi entrambi».
Ma che intende dire? Cosa significa «vecchio» e «nuovo», soprattutto per uno come Benedetto XVI che ha sempre combattuto l' interpretazione del Concilio come «rottura» della tradizione e ha sempre affermato la necessaria continuità, senza cesure, della storia della Chiesa?
A pagina 31 Seewald afferma (e il testo è stato rivisto e vidimato da Benedetto XVI) che Ratzinger ha compiuto un «atto rivoluzionario» che «ha cambiato il papato come nessun altro pontefice dell' epoca moderna».
Questa tesi - che evidentemente allude all' istituzione del «papa emerito» - ha qualche aggancio con le cose che dice Ratzinger in questo libro?
Sì, a pagina 39. Prima di riassumere cosa dice qui papa Benedetto, però, devo ricordare che la figura del «papa emerito» non è mai esistita nella storia della Chiesa e i canonisti hanno sempre affermato che non può esistere, in quanto il «papato» non è un sacramento, come invece è l' ordinazione episcopale, infatti in duemila anni tutti coloro che hanno rinunciato al papato sono tornati allo status precedente, mentre i vescovi rimangono vescovi anche quando non hanno più la giurisdizione di una diocesi.
Ciononostante Benedetto XVI, negli ultimi giorni del suo pontificato, andando contro tutto ciò che i canonisti avevano sempre sostenuto, annunciò che lui sarebbe diventato appunto «papa emerito». Non ne spiegò il profilo teologico, però nel suo ultimo discorso affermò: «La mia decisione di rinunciare all' esercizio attivo del ministero, non revoca questo».
Benedetto accompagnava tali parole con la decisione di restare in Vaticano, di continuare a vestirsi con la tonaca e zucchetto bianchi, di conservare lo stemma papale con le chiavi di Pietro e il titolo di «Sua Santità Benedetto XVI».
Ce n' era abbastanza per chiedersi cosa stava accadendo e se si era veramente dimesso dal papato. Cosa che io feci su queste colonne, anche perché nel frattempo il canonista Stefano Violi aveva studiato la «declaratio» di rinuncia ed era arrivato a queste conclusioni: «(Benedetto XVI) dichiara di rinunciare al ministerium. Non al Papato, secondo il dettato della norma di Bonifacio VIII; non al munus secondo il dettato del can. 332 § 2, ma al ministerium, o, come specificherà nella sua ultima udienza, all'"esercizio attivo del ministero"».
In seguito ai miei articoli, il vaticanista Andrea Tornielli, molto vicino a papa Francesco, nel febbraio 2014, andò a domandare a Benedetto XVI perché era rimasto papa emerito e la sollecitata risposta fu questa: «Il mantenimento dell' abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c' erano a disposizione altri vestiti».
Il vaticanista in questione sbandierò ai quattro venti lo scoop che, però, a una seria osservazione, si rivelava un' elegante battuta umoristica (in Vaticano non c' erano tonache nere?) per eludere una questione di cui Benedetto XVI, evidentemente, a quel tempo non poteva parlare.
E infatti ne parla oggi, dopo tre anni, spiegando le ragioni di quella scelta che ovviamente non c' entrano nulla con questioni sartoriali.
Dunque nel libro appena uscito papa Ratzinger parte dalla riflessione sui vescovi."SEGUE>>>

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