lunedì 19 settembre 2016

Assisi, «la pace richiede cambiamenti»  | Chiesa | www.avvenire.it

Assisi, «la pace richiede cambiamenti»  | Chiesa | www.avvenire.it: "Se la pace attende i suoi artefici, ieri il Papa all’Angelus è ritornato sul cantiere e «sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza – ha detto – siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli. Così martedì, tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito». Queste sono le parole con le quali si è rivolto all’incontro interrelegioso “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo” che ieri si è aperto ad Assisi e che vedrà martedì la sua presenza con oltre 500 leader religiosi e personalità del mondo civile e culturale a trent’anni dal profetico invito di Giovanni Paolo II.

In continuità diretta con papa Francesco, hanno fatto eco le parole del patriarca ecumenico Bartolomeo che è intervenuto nel pomeriggio di ieri all’assemblea d’inaugurazione delle tre giornate ad Assisi. Un momento inaugurale che ha registrato una rassegna particolarmente intensa di contributi e testimonianze. «La pace è un evento comune, un’ impresa collettiva e possiamo preservare la pace e salvaguardare il nostro pianeta soltanto attraverso una cultura del dialogo» ha detto il patriarca di Costantinopoli alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo ha poi ribadito: non c’è alternativa a questo metodo. «Il principio sottostante all’apertura ed al dialogo è che tutti gli esseri umani si trovano davanti alle stesse sfide».


Per il patriarca ecumenico di Costantinopoli costruire la pace è una questione di scelta individuale ed istituzionale, oltre che di cambiamento individuale ed istituzionale perché la pace richiede una sorta di conversione interiore per un cambiamento nelle politiche e nei comportamenti. «L’unica domanda alla quale siamo chiamati a rispondere – ha detto il Patriarca – è: “Vogliamo guarire?” Se non lo vogliamo, rimarremo immobilizzati ed incapaci a dare una risposta alla sofferenza paralizzante attorno a noi. Ma se lo vogliamo, ci è stato assicurato che il più piccolo seme di pace può avere un impatto grandissimo sul mondo».


Nell’affollata sala del teatro Lyrick a Santa Maria degli Angeli, l’intervento di Bartolomeo è stato preceduto da quello Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ha ripercorso trenta anni di storia di dialogo, di iniziative ed esiti di pace a partire da quella che «indispettiti zelanti cristiani e di altre religioni considerarono una stravaganza di un grande papa». «Molte volte, di fronte agli atti terroristici, di fronte a conflitti, ci siamo sentiti dire: ma a che serve il vostro dialogo? Si potrebbe dire: a che serve la preghiera? La preghiera segretamente illumina il mondo, mentre il dialogo tiene insieme la realtà sempre a rischio di frammentarsi in odi e incomprensioni. Questo spirito ha camminato – ha concluso Riccardi – ha affratellato, ha fatto crescere azioni di pace, ha creato la consapevolezza del legame tra comunità religiose differenti, ha contrastato l’asservimento della religione alla guerra e al terrorismo».

Ed è quanto ha testimoniato il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin-Archange Touadera, dove è stato da poco firmato un trattato di pace e il Paese si sta risollevando da una crisi politico militare durata molti anni, nella quale forze oscure hanno tentato di sfruttare la religione per portare odio e guerra. «Perché non hanno prevalso? Perché uomini e donne di fede centrafricani non hanno accettato la logica dello scontro di religione» ha detto il presidente centroafricano ricordando la visita di Papa Francesco a Bangui e ringraziando tutte le autorità musulmane e cristiane che nel suo Paese hanno dato prove di grande coraggio.

Il libanese Mohammad Sammak è stato incisivo invece nel mettere in luce come sia un compito prioritario dei musulmani affrontare adesso il problema dell’estremismo islamico: «L’Islam – ha affermato - non è cambiato. Il testo coranico è costante e gli Hadith (le parole del Profeta) sono chiari. Non è cambiato né prima né dopo l’incontro di San Francesco con Al-Kamel in Egitto. Ciò che è cambiato è che un gruppo di estremisti vendicativi e disperati ha dirottato l’Islam e lo sta usando come strumento di vendetta. Sono diventati un nuovo movimento totalitario, ma stavolta in nome della religione». Per questo è urgente che siano gli stessi musulmani a «liberare la nostra religione da questo 'dirottamento' e riorganizzare l’Islam al suo interno, in allineamento con i principi spirituali dell’Islam e con i principi generali che costituiscono le fondamenta della civiltà umana nel ventunesimo secolo»." SEGUE >>>

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