Su quali basi ricostruire un movimento progressista in Europa? - Eunews: "In un interessante articolo uscito il 4 agosto, il politologo ed economista spagnolo Vicente Navarro ha contestato l’affermazione del già ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis secondo cui «lo Stato-nazione è morto» e che per questo, al fine di ripristinare la democrazia e imbrigliare il capitalismo globale, sono necessari movimenti internazionali. Apprezzo molto le argomentazioni di Navarro, poiché il tema è strettamente legato al libro che sto scrivendo insieme al giornalista italiano Thomas Fazi sulle ragioni per le quali la sinistra ha abbandonato il campo progressista ed ha adottato, in economia, posizioni neoliberali che ne garantiscono il declino. In questo quadro, è ammirevole che l’ex ministro tenti di rivitalizzare un discorso di sinistra. Come nota Navarro, però, lo fa in modo fuorviante. Per questo, è improbabile che DiEM25 (il movimento fondato di recente da Varoufakis) possa costituire la base per un nuovo movimento progressista.
L’Europa è talmente vincolata dal suo difettoso (neoliberale) sistema monetario (l’euro) che è difficile immaginare un qualunque sviluppo progressista senza l’abbandono di tale assetto monetario. L’unica maniera in cui uno “Stato-nazione” può riaffermare la propria sovranità è uscendo da quel fallace sistema monetario. Uno Stato-nazione deve avere il controllo della propria valuta, oltre ad avere un sistema legislativo con il quale affermare la propria indipendenza e la propria capacità di provvedere al benessere della popolazione. Gli Stati membri dell’eurozona potrebbero generare uno Stato-nazione sovrano soltanto se rinunciassero ulteriormente alla loro identità e si accordassero per creare un’Europa federale con il pieno controllo della valuta, affidata a un governo federale europeo.
Come ho spiegato nel mio libro Eurozone Dystopia: Groupthink and Denial on a Grand Scale, però, questo non accadrà. Tale premessa è necessaria per capire la mia posizione nei confronti degli argomenti di Varoufakis e di Navarro, entrambi sostenitori dell’eurozona e del progetto europeo. Progetto che è stato tradito dall’asse Bruxelles-Washington-Francoforte e che fa difetto degli elementi più basilari di democrazia.
Varoufakis e Navarro sostengono entrambi che bisogna attivare un ampio movimento per portare la democrazia nelle istituzioni dell’UE, anche se non concordano sul percorso da intraprendere. Il loro punto di disaccordo è, nelle parole di Navarro, che «Varoufakis crede… che il potere degli Stati-nazione nell’UE sia praticamente scomparso», mentre Navarro ritiene che «è un’esagerazione affermare che [gli Stati] non hanno più alcun potere». Credo che sia Varoufakis che Navarro offrano degli spunti di riflessione interessanti. Ma credo anche abbiano entrambi torto.
Concordo con Varoufakis quando dice, per usare le parole di Navarro, che «governi e parlamenti nazionali sono stati tramutati in mere cinghie di trasmissione di quanto viene deciso dalla troika e dalle istituzioni ad essa associate». In un’intervista del dicembre 2015, l’ex ministro ha esposto la sua opinione sullo Stato-nazione. In quella occasione ha detto che «la sovranità dei parlamenti è stata dissolta dall’eurozona e dall’Eurogruppo. La possibilità di adempiere il proprio mandato al livello dello Stato-nazione è stata sradicata e quindi qualunque manifesto indirizzato ai cittadini di un particolare Stato membro diviene un esercizio teorico. È impossibile, in questo quadro, adempiere un mandato elettorale».
Questo, nel contesto dell’eurozona, è innegabile. Ma ciò deriva dalla decisione degli Stati membri di rinunciare alla propria sovranità monetaria, aderendo all’unione monetaria, di sottoscrivere tutta una serie di disfunzionali regole fiscali (patto di stabilità e crescita, cui poi si sono aggiunti il two-pack, il six-pack ed il fiscal compact) e di permettere alla banca centrale di sottrarsi al controllo democratico. Quando, nella stessa intervista, è stato chiesto a Varoufakis «se tornare alle monete nazionali avrebbe perlomeno potuto restituire un minimo di credibilità democratica», ha risposto: «L’idea di tornare allo Stato-nazione per creare una società migliore secondo me è particolarmente stupida e implausibile». Varoufakis ha poi delineato un quadro piuttosto deprimente di ciò che potrebbe accadere se si lasciasse l’euro, compresa la stagflazione e persino una grande guerra – lo stesso di allarmismo a cui ci ha abituati la destra (i cui pronostici vengono puntualmente smentiti dai fatti). Sono profondamente in dissenso rispetto a questa visione dell’Europa post-euro, purché oltre all’euro gli Stati siano pronti anche ad “uscire” dal neoliberismo. Ho parlato di questo nel libro succitato."SEGUE >>>
L’Europa è talmente vincolata dal suo difettoso (neoliberale) sistema monetario (l’euro) che è difficile immaginare un qualunque sviluppo progressista senza l’abbandono di tale assetto monetario. L’unica maniera in cui uno “Stato-nazione” può riaffermare la propria sovranità è uscendo da quel fallace sistema monetario. Uno Stato-nazione deve avere il controllo della propria valuta, oltre ad avere un sistema legislativo con il quale affermare la propria indipendenza e la propria capacità di provvedere al benessere della popolazione. Gli Stati membri dell’eurozona potrebbero generare uno Stato-nazione sovrano soltanto se rinunciassero ulteriormente alla loro identità e si accordassero per creare un’Europa federale con il pieno controllo della valuta, affidata a un governo federale europeo.
Come ho spiegato nel mio libro Eurozone Dystopia: Groupthink and Denial on a Grand Scale, però, questo non accadrà. Tale premessa è necessaria per capire la mia posizione nei confronti degli argomenti di Varoufakis e di Navarro, entrambi sostenitori dell’eurozona e del progetto europeo. Progetto che è stato tradito dall’asse Bruxelles-Washington-Francoforte e che fa difetto degli elementi più basilari di democrazia.
Varoufakis e Navarro sostengono entrambi che bisogna attivare un ampio movimento per portare la democrazia nelle istituzioni dell’UE, anche se non concordano sul percorso da intraprendere. Il loro punto di disaccordo è, nelle parole di Navarro, che «Varoufakis crede… che il potere degli Stati-nazione nell’UE sia praticamente scomparso», mentre Navarro ritiene che «è un’esagerazione affermare che [gli Stati] non hanno più alcun potere». Credo che sia Varoufakis che Navarro offrano degli spunti di riflessione interessanti. Ma credo anche abbiano entrambi torto.
Concordo con Varoufakis quando dice, per usare le parole di Navarro, che «governi e parlamenti nazionali sono stati tramutati in mere cinghie di trasmissione di quanto viene deciso dalla troika e dalle istituzioni ad essa associate». In un’intervista del dicembre 2015, l’ex ministro ha esposto la sua opinione sullo Stato-nazione. In quella occasione ha detto che «la sovranità dei parlamenti è stata dissolta dall’eurozona e dall’Eurogruppo. La possibilità di adempiere il proprio mandato al livello dello Stato-nazione è stata sradicata e quindi qualunque manifesto indirizzato ai cittadini di un particolare Stato membro diviene un esercizio teorico. È impossibile, in questo quadro, adempiere un mandato elettorale».
Questo, nel contesto dell’eurozona, è innegabile. Ma ciò deriva dalla decisione degli Stati membri di rinunciare alla propria sovranità monetaria, aderendo all’unione monetaria, di sottoscrivere tutta una serie di disfunzionali regole fiscali (patto di stabilità e crescita, cui poi si sono aggiunti il two-pack, il six-pack ed il fiscal compact) e di permettere alla banca centrale di sottrarsi al controllo democratico. Quando, nella stessa intervista, è stato chiesto a Varoufakis «se tornare alle monete nazionali avrebbe perlomeno potuto restituire un minimo di credibilità democratica», ha risposto: «L’idea di tornare allo Stato-nazione per creare una società migliore secondo me è particolarmente stupida e implausibile». Varoufakis ha poi delineato un quadro piuttosto deprimente di ciò che potrebbe accadere se si lasciasse l’euro, compresa la stagflazione e persino una grande guerra – lo stesso di allarmismo a cui ci ha abituati la destra (i cui pronostici vengono puntualmente smentiti dai fatti). Sono profondamente in dissenso rispetto a questa visione dell’Europa post-euro, purché oltre all’euro gli Stati siano pronti anche ad “uscire” dal neoliberismo. Ho parlato di questo nel libro succitato."SEGUE >>>
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