Venti di guerra nel Sahara dei «senza patria» | Commenti | www.avvenire.it: "«Finché il Marocco continuerà ad occupare la nostra terra, l’opzione militare resterà sul tavolo». Brahim Ghali batte il pugno sul leggìo, mentre scandisce il concetto. È il 9 luglio ed è appena stato eletto nuovo presidente della 'Republica Arabe Saharaui Democratica' (Rasd). I 2.400 delegati del Congresso lo acclamano, affollando la sala allestita nella wilaya di Dakhla. Sul palco, campeggia l’immagine di Mohamed Abdelaziz, il vecchio presidente, scomparso lo scorso 31 maggio, dopo una lunga lotta contro un male che non gli ha lasciato scampo. Fuori, la canicola sfiora i 50 gradi. È l’Hammada algerina, uno dei tratti di deserto più inospitali al mondo. Qui, nei campi rifugiati della zona di Tindouf, dal 1975 vive in esilio un intero popolo, quello dei saharawi. Una nazione ancora in cerca di patria. L’ultima colonia d’Africa. «Siamo ancora uniti, dopo quarant’anni – ribadisce Ghali – la nostra unione è un messaggio importante per l’occupante marocchino».
Nato a Smara, sessantasei anni fa, Brahim Ghali torna alla guida del 'Frente popular de liberación de saguia el hamra y río de oro' (Polisario) dopo quarantatré. Era stato lui, infatti, il primo segretario del movimento, nel 1973. Poi gli incarichi istituzionali e diplomatici. Dapprima il ministero della Difesa, quindi il lavoro come rappresentante e ambasciatore in Spagna e in Algeria. Era stato Abdelaziz a richiamarlo da Algeri, durante lo scorso Congresso, tenutosi a dicembre. Da più parti, era sembrata un’investitura. Di fatto, Ghali è corso da solo. L’assemblea straordinaria lo ha indicato come candidato unico. E lo ha votato con il 93 per cento dei consensi. «Forza, determinazione e tenacia possono imporre l’indipendenza e la sovranità», dice Jalihena Mohamed, rappresentante degli studenti saharawi, prendendo a prestito lo slogan del Congresso.
«Abbiamo un nuovo leader – afferma – ora bisogna fare in fretta. L’attesa dura ormai da troppi anni. I giovani, specie qui ai campi, sono stanchi di questa situazione».ato a Smara, sessantasei anni fa, Brahim Ghali torna alla guida del 'Frente popular de liberación de saguia el hamra y río de oro' (Polisario) dopo quarantatré. Era stato lui, infatti, il primo segretario del movimento, nel 1973. Poi gli incarichi istituzionali e diplomatici. Dapprima il ministero della Difesa, quindi il lavoro come rappresentante e ambasciatore in Spagna e in Algeria. Era stato Abdelaziz a richiamarlo da Algeri, durante lo scorso Congresso, tenutosi a dicembre. Da più parti, era sembrata un’investitura. Di fatto, Ghali è corso da solo. L’assemblea straordinaria lo ha indicato come candidato unico. E lo ha votato con il 93 per cento dei consensi. «Forza, determinazione e tenacia possono imporre l’indipendenza e la sovranità», dice Jalihena Mohamed, rappresentante degli studenti saharawi, prendendo a prestito lo slogan del Congresso. «Abbiamo un nuovo leader – afferma – ora bisogna fare in fretta. L’attesa dura ormai da troppi anni. I giovani, specie qui ai campi, sono stanchi di questa situazione».
Sul tavolo c’è una questione su tutte: ritornare o meno alla guerra contro il Regno di Marocco. Uno scenario evocato spesso, negli ultimi anni, senza mai concretizzarlo. L’apparato del Polisario, in questi anni, ha continuato a contenere la disperata impazienza dei giovani, cercando di dar tempo alla diplomazia. Ma quella militare resta un’opzione. «Il martire Abdelaziz ha indicato una strada pacifica – spiega il neopresidente Ghali –, la via del rispetto delle norme internazionali. Vogliamo seguirla. E speriamo che il nostro avversario e la comunità internazionale non ci costringano a riprendere le armi. Non è mai stata la nostra volontà. E sarebbe un fallimento per tutti». Del resto, quella del Sahara Occidentale è la storia di una decolonizzazione rimasta sulla carta. E di interessi geopolitici che si intrecciano e si scontrano, tra il Maghreb e l’Europa meridionale. Tutto ha inizio nel 1975, quando la Spagna, ex colonizzatrice, si ritira dall’allora Sahara spagnolo, con la promessa di rendere possibile il referendum sull’autodeterminazione del popolo saharawi, chiesto dalle Nazioni unite già dal 1966 e mai tenuto. "SEGUE >>>
Nato a Smara, sessantasei anni fa, Brahim Ghali torna alla guida del 'Frente popular de liberación de saguia el hamra y río de oro' (Polisario) dopo quarantatré. Era stato lui, infatti, il primo segretario del movimento, nel 1973. Poi gli incarichi istituzionali e diplomatici. Dapprima il ministero della Difesa, quindi il lavoro come rappresentante e ambasciatore in Spagna e in Algeria. Era stato Abdelaziz a richiamarlo da Algeri, durante lo scorso Congresso, tenutosi a dicembre. Da più parti, era sembrata un’investitura. Di fatto, Ghali è corso da solo. L’assemblea straordinaria lo ha indicato come candidato unico. E lo ha votato con il 93 per cento dei consensi. «Forza, determinazione e tenacia possono imporre l’indipendenza e la sovranità», dice Jalihena Mohamed, rappresentante degli studenti saharawi, prendendo a prestito lo slogan del Congresso.
«Abbiamo un nuovo leader – afferma – ora bisogna fare in fretta. L’attesa dura ormai da troppi anni. I giovani, specie qui ai campi, sono stanchi di questa situazione».ato a Smara, sessantasei anni fa, Brahim Ghali torna alla guida del 'Frente popular de liberación de saguia el hamra y río de oro' (Polisario) dopo quarantatré. Era stato lui, infatti, il primo segretario del movimento, nel 1973. Poi gli incarichi istituzionali e diplomatici. Dapprima il ministero della Difesa, quindi il lavoro come rappresentante e ambasciatore in Spagna e in Algeria. Era stato Abdelaziz a richiamarlo da Algeri, durante lo scorso Congresso, tenutosi a dicembre. Da più parti, era sembrata un’investitura. Di fatto, Ghali è corso da solo. L’assemblea straordinaria lo ha indicato come candidato unico. E lo ha votato con il 93 per cento dei consensi. «Forza, determinazione e tenacia possono imporre l’indipendenza e la sovranità», dice Jalihena Mohamed, rappresentante degli studenti saharawi, prendendo a prestito lo slogan del Congresso. «Abbiamo un nuovo leader – afferma – ora bisogna fare in fretta. L’attesa dura ormai da troppi anni. I giovani, specie qui ai campi, sono stanchi di questa situazione».
Sul tavolo c’è una questione su tutte: ritornare o meno alla guerra contro il Regno di Marocco. Uno scenario evocato spesso, negli ultimi anni, senza mai concretizzarlo. L’apparato del Polisario, in questi anni, ha continuato a contenere la disperata impazienza dei giovani, cercando di dar tempo alla diplomazia. Ma quella militare resta un’opzione. «Il martire Abdelaziz ha indicato una strada pacifica – spiega il neopresidente Ghali –, la via del rispetto delle norme internazionali. Vogliamo seguirla. E speriamo che il nostro avversario e la comunità internazionale non ci costringano a riprendere le armi. Non è mai stata la nostra volontà. E sarebbe un fallimento per tutti». Del resto, quella del Sahara Occidentale è la storia di una decolonizzazione rimasta sulla carta. E di interessi geopolitici che si intrecciano e si scontrano, tra il Maghreb e l’Europa meridionale. Tutto ha inizio nel 1975, quando la Spagna, ex colonizzatrice, si ritira dall’allora Sahara spagnolo, con la promessa di rendere possibile il referendum sull’autodeterminazione del popolo saharawi, chiesto dalle Nazioni unite già dal 1966 e mai tenuto. "SEGUE >>>
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