mercoledì 6 luglio 2016

Martin Schulz: "Bisogna accelerare l'uscita del Regno Unito, quest'incertezza pesa sull'economia" - Repubblica.it

Martin Schulz: "Bisogna accelerare l'uscita del Regno Unito, quest'incertezza pesa sull'economia" - Repubblica.it: "BRUXELLES - Dica la verità, Presidente, si aspettava la vittoria dei "Leave"?
"Speravo e credevo in una vittoria di misura del campo "Remain". Il risultato finale mi ha sorpreso e rattristato".

Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, non lo dice. Ma dal tono delle risposte sembra anche molto arrabbiato.

Quanto ha influito il fatto che i sostenitori del "Remain", da Cameron a Corbyn, fossero, in fondo, degli euroscettici che non hanno mai amato l'Unione europea?
"Lo ha detto bene il Presidente della Commissione Juncker: non sorprendiamoci se gli elettori non prendono sul serio chi, da lunedì a sabato, critica aspramente l'Unione europea e la domenica si dice euro-entusiasta. Nel Regno Unito direbbero too little, too late, troppo poco e troppo tardi. La responsabilità maggiore per quanto accaduto è del partito conservatore. Il partito che fu di Churchill e Disraeli ha posto il suo interesse particolare prima di quello del Paese: Cameron, Johnson e Gove hanno creato macerie per consumare le loro ambizioni personali".

Gli europei come al solito appaiono indecisi sul da farsi. C'è chi preme per accelerare il divorzio e chi vuole lasciare più tempo a Londra. Chi chiede un passo avanti nell'integrazione e chi dice che non è il momento. Lei che ne pensa?
"L'Unione europea ha molti dossier da affrontare con urgenza: dalla lotta al terrorismo alla crisi dei rifugiati e dei migranti, dalla riforma della governance economica, al rafforzamento dell'Unione economica e monetaria, al rilancio del mercato interno per esempio nel settore digitale e dei capitali. I cittadini ci chiedono certezze, non un'estenuante negoziato di cui non si riesce ancora a intravvedere né l'inizio né la fine".

Linea dura, dunque?
"Il negoziato non deve essere una forma di rappresaglia, ma l'incertezza pesa già sull'economia reale e va ridotta il prima possibile. L'Unione europea deve difendere gli interessi dei suoi cittadini così come farà il Regno Unito. I sostenitori del "Leave" hanno promesso tutti i benefici dell'essere nell'Unione europea senza alcun dovere. I negoziati dimostreranno che non può essere così".

I Paesi del Gruppo di Visegrad chiedono di riscrivere i Trattati dando più potere agli Stati membri. Schaeuble prefigura una serie di iniziative intergovernative sulla testa della Commissione. Siamo a una ri-nazionalizzazione delle politiche europee?
"L'Unione europea non può permettersi un dibattito filosofico tra intergovernamentalismo e federalismo. Non ci stiamo in alcun modo avvicinando a un superstato europeo. L'Unione deve rispondere ai bisogni concreti dei cittadini e dare risultati tangibili".

Lei però chiede di trasformare la Commissione in un vero governo europeo...
"Non sto reinventando la ruota. La mia proposta rafforza il quadro già esistente. Desidero che quando si parli di Europa, si pensi a uno spazio aperto di dibattito e scelte politiche e non a una burocrazia che avanza con il pilota automatico".

Jean-Claude Juncker è sotto attacco da parte dei Paesi dell'Est e di una parte delle stampa anglosassone e tedesca. Perché? Vogliono farne il capro espiatorio per la linea dura della Commissione sulla Brexit?
"Attribuisco un peso relativo a questi attacchi. Questa Commissione è più politica rispetto alle precedenti e più coraggiosa nel difendere gli interessi dell'Unione, che si tratti di solidarietà nella risposta alla crisi dei rifugiati o nel voler far rispettare lo stato di diritto lì dove è minacciato, come in Polonia. È evidente che alcuni di questi capi di Stato e di governo considerino la Commissione come un interlocutore scomodo. Le responsabilità per Brexit vanno cercate quasi esclusivamente nel Regno Unito. Se l'Unione europea ha colpe nella crescita dell'euroscetticismo, queste risiedono principalmente nel Consiglio, in cui gli Stati membri hanno il brutto vizio di prendere le distanze dalle decisioni che loro stessi hanno sottoscritto, oppure non dare seguito alle stesse, rendendole inefficaci ".

Secondo lei la Brexit rafforza il campo dei populisti anti-europei, o invece darà più forza a chi difende le ragioni dell'Europa?
"È un risultato non scontato. Si tratta di uno scontro tra buona politica e antipolitica. Uno scontro che la prima non può permettersi di perdere. È anche importante smascherare la pochezza degli euroscettici. Il referendum del Regno Unito e la fuga del giorno dopo dei vari Johnson e Farage, al grido di "armiamoci e partite" dovrebbe servire da monito. Era tutto un bluff. Non c'era alcun piano per il giorno dopo Brexit. Così a chi crea coalizioni "anti" chiediamo: e dopo aver votato "no", dove porterete il vostro Paese e l'Europa?".

Quanto è reale, secondo lei, il pericolo che Londra, invece di restare legata al mercato unico e alle sue regole, scelga la strada della competizione fiscale con la Ue e diventi una specie di gigantesco paradiso finanziario a due ore di treno da Parigi?
"La sua domanda indica già la risposta. Il Regno Unito può decidere di rimanere legato alle regole condivise del mercato unico, e mantenervi accesso, oppure, intraprendere altri percorsi che potrebbero precluderne l'accesso ed essere insostenibili. Il voto per Brexit è stato anche un voto contro una globalizzazione in cui ci sono pochi vincitori e molti perdenti. I cittadini britannici sarebbero i primi a non sostenere un ulteriore passo in questa direzione"."


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