domenica 10 luglio 2016

Australia, la palude politica fa crescere il malcontento

Australia, la palude politica fa crescere il malcontento: "Il voto del 2 luglio in Australia ha generato uno scenario politico insolito per questo Paese, considerato a lungo un modello di stabilità.
La scommessa del primo ministro, Malcolm Turnbull, di sciogliere anticipatamente Camera e Senato per assicurare un mandato più forte alla coalizione di centrodestra che sostiene il suo governo, infatti, rischia di trasformarsi in un boomerang.
I risultati definitivi delle urne si faranno attendere ancora per alcuni giorni, visto l’equilibrio che ha prevalso in molti distretti, ma se anche, come sembra, il Partito Liberale del premier e quello Nazionale agrario dovessero riuscire a mettere assieme un nuovo esecutivo, la nuova legislatura sarà caratterizzata da una forte instabilità.
Le proiezioni più recenti indicano la coalizione Liberal-National a un passo dalla soglia dei 76 seggi che garantisce la maggioranza assoluta alla Camera.
Tanto più che nei giorni scorsi Turnbull era riuscito a siglare accordi con una manciata di neo-deputati indipendenti e appartenenti a partiti minori, disposti a sostenere il prossimo governo.
STALLO PROLUNGATO AL SENATO. Proprio lo spostamento dei consensi dalle principali formazioni politiche del Paese, il Partito Liberale e quello Laburista di centrosinistra, a quelle estreme o comunque solitamente marginali è stato il dato più significativo delle elezioni, a conferma di una tendenza osservabile in molti Stati occidentali con un sistema bipartitico.
Turnbull è diventato capo del governo nel settembre dello scorso anno dopo un voto interno al Partito Liberale per rimuovere il sempre più impopolare Tony Abbott e cercare di evitare un tracollo elettorale. Il nuovo primo ministro, dopo una breve luna di miele con gli australiani, è però diventato vittima dello stallo prolungato al Senato, dove alcune misure presentate dalla coalizione di governo dal 2014 (dalle modifiche al sistema delle detrazioni fiscali al sussidio di disoccupazione) rimangono arenate per l’opposizione dei Laburisti e di altri partiti minori.
L’auspicio di Turnbull era quello di ottenere un mandato forte dagli elettori e superare gli ostacoli legislativi incontrati dalla sua agenda. Ma il risultato rischia di essere ben diverso dal previsto.
La disoccupazione è in aumento costante dal 2008


(© GettyImages) Il premier uscente Malcolm Turnbull.

Nelle ore seguite alla chiusura delle urne, le prospettive per il centrodestra sembravano decisamente problematiche. Le prime proiezioni e i dati provvisori indicavano un sostanziale pareggio tra la coalizione Liberal-National e i Laburisti, con le formazioni minori e gli indipendenti a fare da ago della bilancia.
Con l'avanzare dello spoglio, invece, si è fatta largo la possibilità per le forze di governo di ottenere una maggioranza risicata almeno alla Camera.
Al di là di quelli che saranno i risultati definitivi, Turnbull ha di fronte a sé un futuro non troppo roseo.
Una maggioranza al Senato, che in Australia ha il potere di bloccare le leggi approvate dalla Camera, rimarrà con ogni probabilità un miraggio, moltiplicando le difficoltà nell’implementazione delle riforme promesse, con possibili riflessi sulla stabilità dell'esecutivo e sulla stessa leadership di Turnbull nel suo partito.
Le ragioni della flessione del centrodestra rispetto alle elezioni del 2013 sono da ricercare principalmente nell’incapacità di invertire la tendenza al deterioramento delle condizioni economiche del Paese.
IL CROLLO DELLE ESPORTAZIONI. Se l’Australia non entra tecnicamente in recessione da 25 anni, il crollo delle esportazioni dei prodotti derivanti dalla sua industria estrattiva,
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