Strage di Orlando, "Isis si aggrappa alle azioni dei singoli per sopravvivere alle sconfitte subite in Medio Oriente" - Il Fatto Quotidiano: "Erano passate solo poche ore dalla strage di Orlando e sui profili social collegati allo Stato Islamico già si esaltavano le gesta dell’attentatore, Omar Seddique Mateen. “Un soldato del Califfato”, così è stato definito nella successiva rivendicazione, la cui autenticità è ancora in fase di verifica, dei miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi, preoccupati di apporre la propria firma sul più sanguinario mass shooting della storia americana. Questo perché i 50 morti del Pulse rappresentano linfa vitale per il brand Stato Islamico, duramente colpito dalle numerose sconfitte in terra di Califfato. “Da mesi l’importanza dei cosiddetti lupi solitari viene ribadita sui magazine legati al movimento terroristico – spiega il professor Marco Lombardi, responsabile del centro di ricerca su terrorismo e sicurezza ItsTime – Cambio di strategia? No, Isis si aggrappa alle azioni dei singoli per sopravvivere alle sconfitte subite in Medio Oriente”.
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Corsa alla rivendicazione, linfa vitale per l’immagine del Califfato - Le indagini sull’accaduto sono ancora in corso, ma la pista principale è quella che porta all’azione di un lone wolf radicalizzatosi probabilmente su Internet. Non sembrerebbe, quindi, un’operazione studiata a tavolino dagli uomini di al-Baghdadi, ma l’azione di un estremista mosso dalla propaganda incessante delle bandiere nere. Ed è proprio nel rapporto tra il lancio di nuovi messaggi diretti ai “fedeli” in Occidente e la risposta dei lupi solitari che si possono cercare alcune risposte ai fatti di Orlando. Da mesi, ormai, sui canali social jihadisti si notava una diminuzione dei messaggi in lingue diverse dall’arabo. Un rallentamento della propaganda che aveva conosciuto un’inversione di marcia solo nelle ultime settimane, con nuovi video in lingua inglese diffusi dagli uomini in nero. Un modo, forse, per risvegliare il fanatismo di soggetti radicalizzati in Europa e negli Stati Uniti. “I messaggi in lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco, in effetti, erano diminuiti – commenta Lombardi -, mentre è quotidiana e incessante la propaganda rivolta al mondo arabo e musulmano al quale Isis si propone ancora come il principale punto di riferimento. Da mesi, però, su Dabiq, il mensile del gruppo jihadista, il ruolo dei lupi solitari è stato rilanciato in maniera convinta”.
“Riorganizzazione? No, Isis vuole solo salvare il brand” "SEGUE >>>
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Corsa alla rivendicazione, linfa vitale per l’immagine del Califfato - Le indagini sull’accaduto sono ancora in corso, ma la pista principale è quella che porta all’azione di un lone wolf radicalizzatosi probabilmente su Internet. Non sembrerebbe, quindi, un’operazione studiata a tavolino dagli uomini di al-Baghdadi, ma l’azione di un estremista mosso dalla propaganda incessante delle bandiere nere. Ed è proprio nel rapporto tra il lancio di nuovi messaggi diretti ai “fedeli” in Occidente e la risposta dei lupi solitari che si possono cercare alcune risposte ai fatti di Orlando. Da mesi, ormai, sui canali social jihadisti si notava una diminuzione dei messaggi in lingue diverse dall’arabo. Un rallentamento della propaganda che aveva conosciuto un’inversione di marcia solo nelle ultime settimane, con nuovi video in lingua inglese diffusi dagli uomini in nero. Un modo, forse, per risvegliare il fanatismo di soggetti radicalizzati in Europa e negli Stati Uniti. “I messaggi in lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco, in effetti, erano diminuiti – commenta Lombardi -, mentre è quotidiana e incessante la propaganda rivolta al mondo arabo e musulmano al quale Isis si propone ancora come il principale punto di riferimento. Da mesi, però, su Dabiq, il mensile del gruppo jihadista, il ruolo dei lupi solitari è stato rilanciato in maniera convinta”.
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