venerdì 17 giugno 2016

Per il Concilio panortodosso ora la strada è tutta in salita   | Commenti | www.avvenire.it

Per il Concilio panortodosso ora la strada è tutta in salita   | Commenti | www.avvenire.it: "Un cammino di preparazione lungo e tormentato. Una vigilia elettrica. Il rischio concreto del fallimento. A due giorni dalla sua apertura, il Concilio panortodosso di Creta è una grande incognita. Di sicuro lo scenario è molto diverso da quello disegnato a gennaio nella 'Sinassi' (la riunione dei primati delle Chiese) di Chambesy, dove venne decisa la sede, l’isola greca appunto, e la data, dal 19 al 26 giugno. Se quella emersa in Svizzera era l’immagine di un Oriente cristiano che pur tra mille differenze desiderava unitariamente interrogarsi sulla propria salute spirituale e dialogare con un’umanità che sembra aver smarrito il senso di Dio, oggi la cronaca è popolata soprattutto da distinguo, impuntature e rivendicazioni di autonomie. E non è molto distante dalla realtà chi pensa che senza la tenacia lungimirante di Bartolomeo I, la sua volontà di andare oltre i particolarismi, le assise sinodali neppure si terrebbero. «Il Santo Grande Concilio è la nostra sacra missione», ha detto il patriarca ecumenico di Costantinopoli arrivando a Creta. «Cinque mesi fa – ha aggiunto – abbiamo preso una decisione e abbiamo apposto le nostre firme su di essa: dovevamo venire a Creta in giugno per realizzare questa visione perseguita nel corso di molti anni: tutte le nostre Chiese desiderano, dichiarano e proclamano l’unità della nostra Chiesa ortodossa. E vogliono esaminare i problemi che riguardano il mondo ortodosso per risolverli insieme».


Parole che al di là della forma pacata, sono la fotografia di un cammino tutto in salita e insieme l’auspicio che chi ha annunciato la propria defezione possa, seppure in extremis, ripensarci. A tutt’oggi, in assenza del richiesto rinvio, hanno deciso di disertare il Concilio le Chiese di Antiochia, Bulgaria, Georgia e, soprattutto, Russia, che da sola vanta la giurisdizione su oltre la metà dei cristiani ortodossi. Sarebbe però ingeneroso accusare Mosca di aver boicottato il cammino di preparazione. Più semplicemente, forte della propria leadership, per così dire territoriale e politica, il patriarcato ortodosso russo non si è speso più di tanto per salvaguardarlo, motivando la propria assenza con questioni regolamentari già note, ma che nascondono ragioni più profonde. Mosca sa infatti che da Creta, cioè da un’assemblea che si muove attorno a documenti già scritti e approvati, in qualche modo blindati, non potrà avere risposte ai problemi che stanno ai primi posti della propria agenda ecclesiale, come la conferma dell’autorità sulla Chiesa in Ucraina o il riconoscimento da parte di Costantinopoli dell’autocefalia della Orthodox Church of America.


Al tempo stesso manca al patriarcato, il cui leader Kirill ha subito critiche, anche severe, per le aperture a papa Francesco, quella visione d’insieme, quello sguardo davvero ecumenico, che per motivi personali, storici e anche di risicata consistenza numerica, è propria di Costantinopoli. Al desiderio di Bartolomeo I di andare oltre gli eccessi del tradizionalismo, di avere un ruolo da protagonista nel mondo globalizzato bisognoso più che mai di un’anima religiosa, di un afflato spirituale, Mosca oppone il rafforzamento della propria leadership sul 'mondo russo', il rinsaldamento della propria presenza nello scacchiere geopolitico, la ricerca di nuovo modo di vivere, di un nuovo orizzonte per l’antico, legittimo, nazionalismo.


«Tutte le Chiese devono partecipare al Concilio panortodosso – ha spiegato lo scorso 13 giugno il metropolita Hilarion, responsabile del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato ortodosso russo – e solo in questo caso le decisioni prese a Creta saranno legittimate». Detto in altro modo, meglio «rimandare» l’appuntamento «che fare le cose in fretta». Perché un Concilio non può essere panortodosso «se non partecipa l’una o l’altra Chiesa locale». A questo proposito il lungo comunicato diffuso dal patriarcato ortodosso russo il 13 giugno parla di un’assemblea sinodale che in futuro dovrà riunire tutti i vescovi delle Chiese e fa riferimento alla necessità di ridiscutere i documenti preparatori del Sinodo. Evidente il richiamo ad analoghe richieste arrivate da Bulgaria, Antiochia e Georgia, le cui assenze hanno peraltro motivi per ciascuna differenti. In particolare la defezione della Chiesa ortodossa di Antiochia, che comprende Siria e Libano, con fedeli per la maggior parte fuori dai territori canonici, si motiva con l’eccessiva rigidità del regolamento conciliare, ma in profondità richiama problemi di giurisdizione con Gerusalemme. Più sfumata la posizione della Serbia, il cui patriarca Irinej, pur partecipando al Concilio, ha chiesto che si tenga conto delle opinioni delle Chiese assenti, pena l’abbandono dei lavori. Il Concilio – sottolinea "
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