Papa Francesco: “No all’idolatria delle ricchezze, porta alla perdizione” - catechesi papa, Papa, vaticano notizie - Aleteia.org - Italiano: "oglio si riferisce poi alle considerazioni che l’Evangelista San Luca pone alla fine del corrispondente racconto delle Beatitudini, ossia l’elenco dei «quattro guai»: ai ricchi, ai sazi, a coloro che ridono, a quelli dei quali tutti dicono bene.
Francesco ricorda di avere ribadito «tante volte» che «le ricchezze sono buone», mentre «quello che fa male» è «l’attaccamento alle ricchezze», che diventa così «un’idolatria». Poi riflette: «Questa è l’anti-legge, è il navigatore sbagliato». Ed è «curioso: questi sono i tre scalini che portano alla perdizione, così come queste Beatitudini sono gli scalini che portano avanti nella vita. E questi tre scalini che portano alla perdizione sono l’attaccamento alle ricchezze, perché non ho bisogno di nulla. La vanità, che tutti dicano bene di me: tutti parlano bene, mi sento importante, troppo incenso… e io credo di essere giusto – non come quello, come quello… Pensiamo alla parabola del fariseo e il pubblicano: “Ti ringrazio perché non sono come questo…”. “Ma grazie, Signore, che sono tanto un buon cattolico, non come il vicino, la vicina…”. Tutti i giorni succede questo…»; infine, «l’orgoglio che è la sazietà, le risate che chiudono il cuore».
Il Papa «sceglie» una Beatitudine, che «non dico sia la chiave» di tutte, «ma ci fa pensare tanto»: «Beati i miti». La mitezza, dunque: «Ma, Gesù dice di se stesso: “Imparate da me che sono mite di cuore”, che sono umile e mite di cuore. La mitezza è un modo di essere – evidenzia – che ci avvicina tanto a Gesù». Invece, «l’atteggiamento contrario sempre procura le inimicizie, le guerre… tante cose, tante cose brutte che succedono. Ma la mitezza, la mitezza di cuore che non è sciocchezza, no: è un’altra cosa. È – conclude – la profondità nel capire la grandezza di Dio, e adorazione»."
Francesco ricorda di avere ribadito «tante volte» che «le ricchezze sono buone», mentre «quello che fa male» è «l’attaccamento alle ricchezze», che diventa così «un’idolatria». Poi riflette: «Questa è l’anti-legge, è il navigatore sbagliato». Ed è «curioso: questi sono i tre scalini che portano alla perdizione, così come queste Beatitudini sono gli scalini che portano avanti nella vita. E questi tre scalini che portano alla perdizione sono l’attaccamento alle ricchezze, perché non ho bisogno di nulla. La vanità, che tutti dicano bene di me: tutti parlano bene, mi sento importante, troppo incenso… e io credo di essere giusto – non come quello, come quello… Pensiamo alla parabola del fariseo e il pubblicano: “Ti ringrazio perché non sono come questo…”. “Ma grazie, Signore, che sono tanto un buon cattolico, non come il vicino, la vicina…”. Tutti i giorni succede questo…»; infine, «l’orgoglio che è la sazietà, le risate che chiudono il cuore».
Il Papa «sceglie» una Beatitudine, che «non dico sia la chiave» di tutte, «ma ci fa pensare tanto»: «Beati i miti». La mitezza, dunque: «Ma, Gesù dice di se stesso: “Imparate da me che sono mite di cuore”, che sono umile e mite di cuore. La mitezza è un modo di essere – evidenzia – che ci avvicina tanto a Gesù». Invece, «l’atteggiamento contrario sempre procura le inimicizie, le guerre… tante cose, tante cose brutte che succedono. Ma la mitezza, la mitezza di cuore che non è sciocchezza, no: è un’altra cosa. È – conclude – la profondità nel capire la grandezza di Dio, e adorazione»."
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