lunedì 27 giugno 2016

Papa Francesco: «No alla balcanizzazione dell'Europa. Serve una nuova Ue» - Il Sole 24 ORE

Papa Francesco: «No alla balcanizzazione dell'Europa. Serve una nuova Ue» - Il Sole 24 ORE: "Parla della Ue e del referendum che nel Regno Unito ha sancito la volontà popolare di uscita dalla Ue: vanno evitati i rischi di “balcanizzazione” dell'Europa, dice il Papa, che aveva commentato l'esito della consultazione già la mattina successiva, nel volo di andata da Roma a Yerevan., dicendo che andava garantita la convivenza tra i popoli. Nel viaggio di ritorno, come da consuetudine, Francesco risponde alle domande dei giornalisti accreditati, in particolare sulla visita in Armenia e sull'esplicito riferimento al genocidio del 1915 - che era presente nel discorso inizialmente diffuso alla stampa - che ha suscitato delle reazioni (previste) da parte della Turchia. Ma ha risposto anche su altri temi; considerati di stretta attualità per il papato. Di seguito un'ampia sintesi della conferenza stampa, tenuta poco fa sul volo.
Santo Padre, è preoccupato che il referendum su Brexit possa portare alla disintegrazione dell'Europa e anche alla guerra?
«La guerra già c'è in Europa. Poi c'è un'aria di divisione, e non solo in Europa. Si ricordi la Catalogna, l'anno scorso la Scozia... Queste divisioni bisogna studiarle bene e prima di fare un passo verso la divisione, bisogna parlare e cercare soluzioni percorribili. Non ho studiato quali siano i motivi per cui il Regno Unito abbia voluto prendere questa decisione. Ci sono decisioni si fanno per emanciparsi: ad esempio tutti i nostri paesi latinoamericani o quelli africani, si sono emancipati dalle colonie. Questo è più comprensibile, perché c'è dietro una cultura, un modo di pensare. Invece la secessione di un Paese, e non sto parlando qui del Regno Unito, ha dato origine a una “balcanizzazione”, senza parlare male dei Balcani. Per me sempre l'unità è superiore al conflitto, ma ci sono diverse modi di unità. La fratellanza è migliore delle distanze. I ponti sono migliori dei muri. Tutto questo ci deve far riflettere: un Paese può dire sono nell'unione europea, voglio avere certe cose che sono mia cultura.. Il passo che l' Unione deve dare per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di sana “disunione”, cioè dare più indipendenza e più libertà ai paesi della Ue, pensare a un'altra forma di unione. Bisogna essere creativi nei posti di lavoro, nell'economia: in Italia il 40 per cento dai 25 anni in giù non ha lavoro. C'è qualcosa che non va in quell'Unione massiccia, ma non buttiamo il bambino con l'acqua sporca e cerchiamo di ricreare. Creatività e fecondità sono le due parole chiave per l'Unione».

In Armenia ha parlato di fatti del 1915 definendo «genocidio» il Grande Male
«In Argentina quando si parlava di sterminio armeno sempre si usava la parola genocidio e nella cattedrale di Buenos Aires, nel terzo altare a sinistra, abbiamo messo un a croce di pietra ricordando il genocidio armeno. Io non conoscevo un'altra parola. Quando arrivo a Roma sento l'altra parola “Grande Male” e mi dicono che genocidio è offensiva. Io sempre ho parlato dei tre genocidi del secolo scorso: quello armeno, quello di Hitler e quello di Stalin. Ce n'è stato un altro in Africa ma nell'orbita delle due grandi guerre ci sono quei tre. Alcuni dicono che non è vero, che non è stato un genocidio. Un legale mi ha detto che è un parola tecnica, che non è sinonimo di sterminio. Dichiarare un genocidio comporta azioni di riparazione. L'anno scorso, quando preparavo il discorso per la celebrazione in San Pietro, ho visto che san Giovanni Paolo II ha usato la parola, e io ho citato tra virgolette ciò che aveva detto. Non è stato ricevuto bene, è stata fatta una dichiarazione del governo turco che ha richiamato in pochi giorni l'ambasciatore ad Ankara, ed è un bravo ambasciatore! È tornato alcuni mesi fa. Tutti hanno diritto alla protesta. Non c'era la parola nel discorso. Ma dopo aver sentito il tono del discorso del presidente armeno, e per il mio uso della parola, sarebbe suonato molto strano non dire lo stesso che avevo detto l'anno scorso. Ma venerdì scorso ho voluto sottolineare un'altra cosa: in questo genocidio, come negli altri due successivi, le grandi potenze internazionali guardavano da un'altra parte. Durante la II Guerra mondiale, alcune potenze avevano la possibilità di bombardare le ferrovie che portavano ad Auschwitz, senza farlo."SEGUE >>>


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