Il pane reciproco del domani | Commenti | www.avvenire.it: "l Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. (…) Mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. (…) Lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi
Ezechiele 37,1-10
Perché la nostra vita in comune sia buona e felice è necessario saper tenere assieme realtà diverse e opposte tra di loro. Creare alleanze improbabili e imprevedibili tra persone e dimensioni che il buon senso vorrebbe tenere separate e lontane. Le parole, non semplici, "carisma" e "istituzione", dicono qualcosa di questa natura dialogica e conflittuale della vita buona. Carisma e istituzione sono princìpi, qualcosa di analogo ai "principi attivi" degli enzimi.
Quando il "principio istituzione" e il "principio carisma" sono assenti, il pane non lievita, il latte non diventa formaggio per assenza del caglio. Le istituzioni senza la gratuità e l’eccedenza del carisma-charis diventano luoghi disumani, asfissianti, brutti e tristi; e se l’esperienza carismatica non è sorretta da strutture e regole, non riesce a durare nel tempo, si sfalda ed evapora. Istituzioni e carisma sono co-essenziali come carne e ossa, spirito e corpo, intelligenza delle mani e della mente. Co-essenziali e diversi. L’istituzione è adulta, forte, gerarchica, maschile. Il carisma è giovane, debole, fraterno, femminile.
L’istituzione è Pietro, il carisma è Maria. L’istituzione è e deve essere prudente. Il carisma è e deve essere imprudente. L’istituzione è avversa al rischio, il carisma lo ama. L’istituzione conserva, il carisma innova. L’istituzione ricorda e mantiene, il carisma dimentica e cambia. L’istituzione preserva dalla morte, il carisma genera e rigenera nuova vita. Senza gratuità non si può vivere, si può solo sopravvivere. Senza charis, il pane è sempre azzimo. Le nostre nonne custodivano il lievito madre donando un pugno di pasta lievitata al vicino, che lo impastava con nuova farina e poi lo ridonava loro l’indomani, e tutti potevano far lievitare nuova pasta. Il circuito meraviglioso della reciprocità del pane.
Per comprendere la logica e la funzione preziosa del principio carismatico è utile pensarlo come una continuazione del principio profetico, che troviamo centrale e forte nella Bibbia ebraica e cristiana, ma anche in altri grandi testi fondativi delle religioni e delle civiltà, e, con tratti specifici e splendidi, nella vita e nell’azione di grandi poeti, scrittori, artisti.
Se leggiamo la Bibbia e la storia umana da questa prospettiva, ci accorgiamo subito che i destinatari della profezia sono principalmente i potenti, i forti, i re, il tempio, le istituzioni religiose e politiche. I profeti arrivano per la conversione di chi detiene un potere. Quando i profeti mancano, o vengono zittiti, le istituzioni si chiudono su se stesse, dimenticano i poveri, li calpestano, li vendono, li opprimono, e diventano strutture che alimentano i privilegi e le rendite dei ricchi e dei potenti. Quella profetica è sempre una parola concreta e storica. Parla sempre nel presente, anche quando è stata scritta millenni fa, anche se il modo più normale e frequente per disinnescare la potenza della profezia è pensare che non sia rivolta a noi qui ed ora.
Quando Gesù nel Vangelo di Matteo condanna gli "scribi e i farisei ipocriti", non capiamo la forza di quella parola se dimentichiamo che gli "ipocriti" erano i capi delle comunità cristiane per le quali scriveva Matteo (non solo quelli del tempo di Gesù). Erano i responsabili delle prime chiese della fine del primo secolo, che già iniziavano a farsi chiamare "rabbi" e "maestro", come tutti i capi di tutte le comunità quando spengono i profeti. La parola profetica ci converte e ci salva solo se sentiamo che è detta e scritta per noi, per me.
Il profilo profetico non si esprime solo nelle parole dei profeti. Lo ritroviamo nella vita e nelle parole di molti personaggi biblici e libri. Giobbe, Qohelet, Ruth, Il Cantico, i Salmi, Davide, l’Apocalisse, molte lettere di Paolo, contengono pagine profetiche che si aggiungono alle parole dei libri profetici - che, a loro volta, non contengono soltanto parole profetiche. Il principio profetico non coincide con l’attività dei profeti né tantomeno con l’insegnamento dei profeti. È di più e di meno: ci sono parole profetiche non dette da profeti, e ci sono parole dei profeti che non sono profetiche. "SEGUE >>>
Ezechiele 37,1-10
Perché la nostra vita in comune sia buona e felice è necessario saper tenere assieme realtà diverse e opposte tra di loro. Creare alleanze improbabili e imprevedibili tra persone e dimensioni che il buon senso vorrebbe tenere separate e lontane. Le parole, non semplici, "carisma" e "istituzione", dicono qualcosa di questa natura dialogica e conflittuale della vita buona. Carisma e istituzione sono princìpi, qualcosa di analogo ai "principi attivi" degli enzimi.
Quando il "principio istituzione" e il "principio carisma" sono assenti, il pane non lievita, il latte non diventa formaggio per assenza del caglio. Le istituzioni senza la gratuità e l’eccedenza del carisma-charis diventano luoghi disumani, asfissianti, brutti e tristi; e se l’esperienza carismatica non è sorretta da strutture e regole, non riesce a durare nel tempo, si sfalda ed evapora. Istituzioni e carisma sono co-essenziali come carne e ossa, spirito e corpo, intelligenza delle mani e della mente. Co-essenziali e diversi. L’istituzione è adulta, forte, gerarchica, maschile. Il carisma è giovane, debole, fraterno, femminile.
L’istituzione è Pietro, il carisma è Maria. L’istituzione è e deve essere prudente. Il carisma è e deve essere imprudente. L’istituzione è avversa al rischio, il carisma lo ama. L’istituzione conserva, il carisma innova. L’istituzione ricorda e mantiene, il carisma dimentica e cambia. L’istituzione preserva dalla morte, il carisma genera e rigenera nuova vita. Senza gratuità non si può vivere, si può solo sopravvivere. Senza charis, il pane è sempre azzimo. Le nostre nonne custodivano il lievito madre donando un pugno di pasta lievitata al vicino, che lo impastava con nuova farina e poi lo ridonava loro l’indomani, e tutti potevano far lievitare nuova pasta. Il circuito meraviglioso della reciprocità del pane.
Per comprendere la logica e la funzione preziosa del principio carismatico è utile pensarlo come una continuazione del principio profetico, che troviamo centrale e forte nella Bibbia ebraica e cristiana, ma anche in altri grandi testi fondativi delle religioni e delle civiltà, e, con tratti specifici e splendidi, nella vita e nell’azione di grandi poeti, scrittori, artisti.
Se leggiamo la Bibbia e la storia umana da questa prospettiva, ci accorgiamo subito che i destinatari della profezia sono principalmente i potenti, i forti, i re, il tempio, le istituzioni religiose e politiche. I profeti arrivano per la conversione di chi detiene un potere. Quando i profeti mancano, o vengono zittiti, le istituzioni si chiudono su se stesse, dimenticano i poveri, li calpestano, li vendono, li opprimono, e diventano strutture che alimentano i privilegi e le rendite dei ricchi e dei potenti. Quella profetica è sempre una parola concreta e storica. Parla sempre nel presente, anche quando è stata scritta millenni fa, anche se il modo più normale e frequente per disinnescare la potenza della profezia è pensare che non sia rivolta a noi qui ed ora.
Quando Gesù nel Vangelo di Matteo condanna gli "scribi e i farisei ipocriti", non capiamo la forza di quella parola se dimentichiamo che gli "ipocriti" erano i capi delle comunità cristiane per le quali scriveva Matteo (non solo quelli del tempo di Gesù). Erano i responsabili delle prime chiese della fine del primo secolo, che già iniziavano a farsi chiamare "rabbi" e "maestro", come tutti i capi di tutte le comunità quando spengono i profeti. La parola profetica ci converte e ci salva solo se sentiamo che è detta e scritta per noi, per me.
Il profilo profetico non si esprime solo nelle parole dei profeti. Lo ritroviamo nella vita e nelle parole di molti personaggi biblici e libri. Giobbe, Qohelet, Ruth, Il Cantico, i Salmi, Davide, l’Apocalisse, molte lettere di Paolo, contengono pagine profetiche che si aggiungono alle parole dei libri profetici - che, a loro volta, non contengono soltanto parole profetiche. Il principio profetico non coincide con l’attività dei profeti né tantomeno con l’insegnamento dei profeti. È di più e di meno: ci sono parole profetiche non dette da profeti, e ci sono parole dei profeti che non sono profetiche. "SEGUE >>>
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