Comunione ai risposati, Chiesa senza steccati | Corriere Quotidiano: "l libro è l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Amoris laetitia”, la nota è la n.351. L’argomento in questione è la possibilità che i divorziati risposati possano accedere a confessione e comunione.
Una severa critica fatta alla lettera del Papa anche da preti e vescovi è che egli in tutta la lettera apostolica non ha mai scritto una parola sulla possibilità che taluni divorziati risposati possano fare la comunione. E se lo ha fatto, l’ha fatto in nota, relegando un discorso così importante in un luogo infimo e marginale. Se non ne parla chiaramente – dicono tali opinionisti - ciò è segno che egli non vuole arrivare a tanto.
Ed io non ho motivo di dubitare della sincerità intellettuale di tanti di essi, e non sono tra quelli che ritengono che tutte le voci critiche facciano parte di una scalpitante minoranza nella chiesa che sta attendendo che la tempesta-Francesco passi, cercando intanto di minimizzare e infossare l’intero scritto del Papa.
E’ vero, il Papa ne parla in una nota, nascosta tra le tante.
Invito i critici sinceri a considerare però due cose: la prima riguarda una generale intenzione di Papa Francesco, in tutti i modi espressa nell’intero suo Pontificato: quella di aprire steccati, costruire ponti per mostrare a tutti la misericordia incommensurabile di Dio e non lasciare nessuno fuori la Chiesa.
Tra l’altro egli ha voluto indire ben due Sinodi per rilanciare la bellezza evangelica della famiglia e per affrontare e risolvere i nodi drammatici in cui tante famiglie versano.
Tra l’altro ancora, alla fine del Sinodo, ha inteso lanciare il Giubileo della Misericordia. Basterebbe rileggere la Bolla di Indizione per capire l’intimo anelito del Papa, quando cita Papa Giovanni XXIII (“Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore”); quando esclama: “Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! (…) Le nostre mani stringano le loro mani…, il loro grido diventi il nostro…”
L’altra cosa su cui invito a riflettere gli intellettualmente ed evangelicamente onesti (per gli altri non posso farci niente; per loro vale il detto: “Non c’è più sordo di chi non vuol credere”) è l’impostazione generale dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia che mira in tutti i modi a superare il giuridicismo, puntando non sullo stato oggettivo di irregolarità (convivenze, divorziati risposati) ma sulla persona, sul valore decisivo della coscienza di cui ha parlato il Concilio Vaticano II, e rilanciando criteri già presenti nella stessa tradizione della chiesa, come “la legge della gradualità” (pervenire alla norma “attraverso tappe”) o il concetto delle “circostanze attenuanti che possono non solo attenuare ma anche eliminare lo stato di peccato”; e tra di esse il Papa stesso annovera la mancanza del lavoro o della casa, l’incapacità psicologica di superare la paura di un impegno definitivo, ecc."SEGUE >>>
Una severa critica fatta alla lettera del Papa anche da preti e vescovi è che egli in tutta la lettera apostolica non ha mai scritto una parola sulla possibilità che taluni divorziati risposati possano fare la comunione. E se lo ha fatto, l’ha fatto in nota, relegando un discorso così importante in un luogo infimo e marginale. Se non ne parla chiaramente – dicono tali opinionisti - ciò è segno che egli non vuole arrivare a tanto.
Ed io non ho motivo di dubitare della sincerità intellettuale di tanti di essi, e non sono tra quelli che ritengono che tutte le voci critiche facciano parte di una scalpitante minoranza nella chiesa che sta attendendo che la tempesta-Francesco passi, cercando intanto di minimizzare e infossare l’intero scritto del Papa.
E’ vero, il Papa ne parla in una nota, nascosta tra le tante.
Invito i critici sinceri a considerare però due cose: la prima riguarda una generale intenzione di Papa Francesco, in tutti i modi espressa nell’intero suo Pontificato: quella di aprire steccati, costruire ponti per mostrare a tutti la misericordia incommensurabile di Dio e non lasciare nessuno fuori la Chiesa.
Tra l’altro egli ha voluto indire ben due Sinodi per rilanciare la bellezza evangelica della famiglia e per affrontare e risolvere i nodi drammatici in cui tante famiglie versano.
Tra l’altro ancora, alla fine del Sinodo, ha inteso lanciare il Giubileo della Misericordia. Basterebbe rileggere la Bolla di Indizione per capire l’intimo anelito del Papa, quando cita Papa Giovanni XXIII (“Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore”); quando esclama: “Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! (…) Le nostre mani stringano le loro mani…, il loro grido diventi il nostro…”
L’altra cosa su cui invito a riflettere gli intellettualmente ed evangelicamente onesti (per gli altri non posso farci niente; per loro vale il detto: “Non c’è più sordo di chi non vuol credere”) è l’impostazione generale dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia che mira in tutti i modi a superare il giuridicismo, puntando non sullo stato oggettivo di irregolarità (convivenze, divorziati risposati) ma sulla persona, sul valore decisivo della coscienza di cui ha parlato il Concilio Vaticano II, e rilanciando criteri già presenti nella stessa tradizione della chiesa, come “la legge della gradualità” (pervenire alla norma “attraverso tappe”) o il concetto delle “circostanze attenuanti che possono non solo attenuare ma anche eliminare lo stato di peccato”; e tra di esse il Papa stesso annovera la mancanza del lavoro o della casa, l’incapacità psicologica di superare la paura di un impegno definitivo, ecc."SEGUE >>>
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