BCE, Draghi non smuove le borse e sull'inflazione conferma il suo fallimento - Economia - InvestireOggi.it: "Basterebbe guardare all’andamento delle borse europee di ieri per capire che sarebbero alle spalle i tempi, in cui una frase del governatore della BCE, Mario Draghi, aveva il potere di provocare cambiamenti repentini nell’una o nell’altra direzione sui mercati. Sarà anche perché le attese degli investitori erano basse, per non dire nulle, e che da Vienna, dove si è tenuto il quarto board dell’anno dell’istituto, non sono arrivate sostanziali novità, ma vedere lo Stoxx 600 invariato nel giorno della BCE non è cosa da poco.
Nel suo discorso in conferenza stampa, Draghi ha confermato che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo, perché la crescita nell’Eurozona continua, ma è modesta e soggetta alle variabili negative internazionali. E’, tuttavia, sulla proiezione delle nuove stime che arriva una qualche sorpresa positiva: l’inflazione è ora attesa allo 0,2% per quest’anno (dallo 0,1% stimato a marzo), arrivando all’1,6% nel 2018, mentre il pil dovrebbe crescere nel 2016 dell’1,6% (da +1,4%), dell’1,7% l’anno prossimo e dell’1,8% nel 2018.
Target inflazione Eurozona già mancato da 3 anni
Tutto bene? Niente affatto. Quand’anche queste stime si rivelassero esatte, confermerebbero il fallimento di Draghi nell’eseguire il mandato assegnatogli, ovvero di perseguire la stabilità dei prezzi, che per statuto è definita come una crescita nel medio termine “vicina, ma inferiore al 2%”. Se nemmeno nel 2018 dovesse l’Eurozona registrare un’inflazione in linea con il mandato, la BCE lo avrebbe mancato per allora da ben sei anni, dato che l’ultima volta che i prezzi nell’area sono cresciuti intorno al 2% è stata agli inizi del 2013.
E guai a pensare che il pur risibile miglioramento delle aspettative sia dovuto agli stimoli monetari della BCE, potenziati due volte in appena tre mesi. Sono il boom delle quotazioni del petrolio e la risalita dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi ad averle di poco surriscaldate: +80% i prezzi del greggio dai minimi registrati a inizio 2016, +11% quelli delle commodities rispetto al 31 dicembre scorso."
Nel suo discorso in conferenza stampa, Draghi ha confermato che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo, perché la crescita nell’Eurozona continua, ma è modesta e soggetta alle variabili negative internazionali. E’, tuttavia, sulla proiezione delle nuove stime che arriva una qualche sorpresa positiva: l’inflazione è ora attesa allo 0,2% per quest’anno (dallo 0,1% stimato a marzo), arrivando all’1,6% nel 2018, mentre il pil dovrebbe crescere nel 2016 dell’1,6% (da +1,4%), dell’1,7% l’anno prossimo e dell’1,8% nel 2018.
Target inflazione Eurozona già mancato da 3 anni
Tutto bene? Niente affatto. Quand’anche queste stime si rivelassero esatte, confermerebbero il fallimento di Draghi nell’eseguire il mandato assegnatogli, ovvero di perseguire la stabilità dei prezzi, che per statuto è definita come una crescita nel medio termine “vicina, ma inferiore al 2%”. Se nemmeno nel 2018 dovesse l’Eurozona registrare un’inflazione in linea con il mandato, la BCE lo avrebbe mancato per allora da ben sei anni, dato che l’ultima volta che i prezzi nell’area sono cresciuti intorno al 2% è stata agli inizi del 2013.
E guai a pensare che il pur risibile miglioramento delle aspettative sia dovuto agli stimoli monetari della BCE, potenziati due volte in appena tre mesi. Sono il boom delle quotazioni del petrolio e la risalita dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi ad averle di poco surriscaldate: +80% i prezzi del greggio dai minimi registrati a inizio 2016, +11% quelli delle commodities rispetto al 31 dicembre scorso."
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