Viaggio negli abissi di Londra | Cultura | www.avvenire.it: "Era il 1900 quando Jack London decise di travestirsi da mendicante e mescolarsi ai più poveri dell’East End di Londra per scriverne la storia. Il popolo degli abissi, il capolavoro letterario che ne risultò, ispirò George Orwell a un’impresa simile e aprì una tradizione letteraria alla quale appartiene anche This is London (“Questa è Londra”, Picador) di Ben Judah, già corrispondente dalla Russia per la Reuters e autore di un volume su Putin.
Lei descrive la fine della Londra bianca, una megalopoli dove, nei palazzi che appartenevano all’aristocrazia, oggi abitano ricchi arabi, che sfruttano serve filippine, e le villette a schiera, con i perfetti prati all’inglese, sono diventate dormitori abusivi occupati da immigrati illegali. È una città sconosciuta ai turisti che adorano il cambio della guardia, Buckingham Palace e il rito del tè. Che rapporto c’è tra la capitale elegante e la povertà nascosta del suo libro?
«L’Inghilterra si sta trasformando più profondamente e radicalmente di quanto ci si renda conto e Londra è la prima linea di questo cambiamento. Nel 1975 la popolazione della capitale era all’85% bianca britannica. Da allora gli abitanti sono aumentati di oltre tre milioni e la demografia è stata stravolta. Oggi soltanto il 45% della popolazione è white british, una percentuale che scende se consideriamo gli immigrati illegali. Si tratta di un cambiamento epocale e il fatto che i palazzi eleganti di Mayfair e i brutti negozietti di Hackney abbiano le stesse facciate del passato non significa che, dietro, non ci siano persone molto diverse. Il mio libro parla di questo».
In che senso l’immigrazione di oggi è diversa da quella del passato?
«L’immigrazione irlandese, quella più significativa nella storia di questo paese, ha raggiunto soltanto il 3% della popolazione di Inghilterra e Galles, nel momento di sua massima espansione, a metà XIX secolo. Oggi, solo a Londra, il 57% delle nascite sono da mamme immigrate e il 40% degli abitanti della capitale è nato all’estero. Non si possono fare paragoni». "SEGUE >>>
Lei descrive la fine della Londra bianca, una megalopoli dove, nei palazzi che appartenevano all’aristocrazia, oggi abitano ricchi arabi, che sfruttano serve filippine, e le villette a schiera, con i perfetti prati all’inglese, sono diventate dormitori abusivi occupati da immigrati illegali. È una città sconosciuta ai turisti che adorano il cambio della guardia, Buckingham Palace e il rito del tè. Che rapporto c’è tra la capitale elegante e la povertà nascosta del suo libro?
«L’Inghilterra si sta trasformando più profondamente e radicalmente di quanto ci si renda conto e Londra è la prima linea di questo cambiamento. Nel 1975 la popolazione della capitale era all’85% bianca britannica. Da allora gli abitanti sono aumentati di oltre tre milioni e la demografia è stata stravolta. Oggi soltanto il 45% della popolazione è white british, una percentuale che scende se consideriamo gli immigrati illegali. Si tratta di un cambiamento epocale e il fatto che i palazzi eleganti di Mayfair e i brutti negozietti di Hackney abbiano le stesse facciate del passato non significa che, dietro, non ci siano persone molto diverse. Il mio libro parla di questo».
In che senso l’immigrazione di oggi è diversa da quella del passato?
«L’immigrazione irlandese, quella più significativa nella storia di questo paese, ha raggiunto soltanto il 3% della popolazione di Inghilterra e Galles, nel momento di sua massima espansione, a metà XIX secolo. Oggi, solo a Londra, il 57% delle nascite sono da mamme immigrate e il 40% degli abitanti della capitale è nato all’estero. Non si possono fare paragoni». "SEGUE >>>
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