Il dialogo interreligioso come base di una prospettiva di pace: "Signor Presidente del Senato,
Eminenze,
Eccellenze,
Autorità civili e militari,
Signore e Signori,
Al termine di questo Convegno, così ricco di spunti, riflessioni e anche di preoccupazioni, per la situazione che stiamo vivendo, desidero confermare che il dialogo interreligiososta diventando sempre più una delle vie maestre per realizzare e garantire la libertà religiosa per tutti gli uomini e assicurare una vera, stabile, prospettiva di coesione sociale e pace.
Come già in passato, anche oggi verifichiamo, quasi in una cartina di tornasole al contrario, che quando al dialogo tra le religioni si sostituiscono le diffidenze, le ostilità e poi i conflitti, questi – soprattutto in un’epoca nella quale, è stato detto giustamente stamane, le popolazioni e le epoche storiche si mischiano come mai era accaduto prima – finiscono col mettere in pericolo i rapporti tra i popoli e contribuire ad alimentare la violenza da parte di individui, gruppi ed etnie
Ma abbiamo, proprio in Europa, l’esempio opposto, perché, quando prevale la volontà di dialogo tra le religioni, essa può portare un eccezionale contributo ad appianare i contrasti, operare per finalità pacifiche, realizzare una pace stabile tra gli Stati e tra i popoli, anche laddove si aveva una storia di guerre e di conflitti.
Ho citato l’Europa perché – a volte questo dato storico viene un po’ dimenticato – il lungo periodo di pace che è seguito al secondo conflitto mondiale e alla caduta dei totalitarismiè stato certamente il frutto dell’azione di grandi movimenti democratici, di eminenti personalità, come Schumann, De Gasperi, Adenauer, e di scelte politiche decisive verso una progressiva unità del Continente. Ma è stato anche frutto di un altro movimento, per il quale le religioni e, in particolare, le Chiese in Europa sono tornate a parlarsi, hanno fatto un cammino critico di alcune scelte del proprio passato, hanno aperto strade di dialogo prima impensabili, hanno messo in comune quel patrimonio di valori spirituali che è loro proprio per favorire la pace dovunque e comunque. Ed è stato San Giovanni Paolo II, proprio quando l’Europa soffriva ancora l’innaturale divisione tra Est ed Ovest, ad invocare un’Europa unita, che si riconoscesse nelle comuni basi spirituali, culturali, giuridiche, che l’avevano costruita e le avevano dato quel respiro universale da tutti riconosciuto. Nell’Enciclica Slavorum Apostoli del 2 giugno 1985, egli ricordava la grande memoria dei Santi Cirillo e Metodio e della loro opera unificatrice, realizzata in sintonia con quella di San Benedetto e dei padri spirituali che diffusero il cristianesimo nel nostro continente, e formulava “la ferma speranza di un graduale superamento in Europa e nel mondo di tutto ciò che divide le Chiese, le Nazioni, i popoli”[I]. Anche per queste ragioni, quando i muri sono caduti in Europa, le Chiese sono state molto attive nell’incontrarsi, nel parlarsi, nell’agire per ricostruire in tanti Paesi quel tessuto sociale e di libertà, impregnandolo di valori e sani principi, che s’era perso nelle esperienze totalitarie. Un impegno che, è stato ricordato, ha favorito nuovi e positivi rapporti tra Stato e Chiesa in tutto il continente, nel rispetto della libertà religiosa e della laicità delle istituzioni pubbliche.
* * *
La Chiesa cattolica ha compiuto un lungo cammino nel dialogo interreligioso e uno ancora più lungo vuole compierlo nel prossimo futuro, perché lo richiedono i tempi che stiamo vivendo. La storia s’è come allargata a tutti i popoli e a tutti i continenti e questo ampliamento, insieme a tanti risultati e frutti positivi sta portando anche un carico di problemi e di sofferenze che prima non potevamo prevedere.
Tra questi problemi – è il merito del nostro convegno a sottolinearlo con vigore – vi è il grande tema della libertà religiosa, delle sue limitazioni e negazioni che si moltiplicano in tante parti del mondo e, di recente, provocano patimenti e angosce anche per le nuove e terribili persecuzioni di cui sono vittime cristiani e persone di diversa fede e idealità. Si tratta di un fenomeno che s’intreccia con la prospettiva di nuove deflagrazioni belliche, che si stanno dipanando davanti ai nostri occhi e che Papa Francesco ha voluto definire “terza guerra mondiale a pezzi”.
L’impegno della Chiesa cattolica per il dialogo ecumenico e interreligioso che apra le vie della pace fa parte della sua missione originaria, costituisce quasi un diritto-dovere che essa assolve da tempo. Per restare più vicino a noi, voglio ricordare quell’immagine veramente profetica con la quale il Beato Paolo VI aprì la strada al dialogo interreligioso con la Lettera Enciclica Ecclesiam Suam del 16 agosto 1964, che indicava tre cerchi concentrici nei quali la Chiesa era chiamata ad operare."SEGUE >>>
Eminenze,
Eccellenze,
Autorità civili e militari,
Signore e Signori,
Al termine di questo Convegno, così ricco di spunti, riflessioni e anche di preoccupazioni, per la situazione che stiamo vivendo, desidero confermare che il dialogo interreligiososta diventando sempre più una delle vie maestre per realizzare e garantire la libertà religiosa per tutti gli uomini e assicurare una vera, stabile, prospettiva di coesione sociale e pace.
Come già in passato, anche oggi verifichiamo, quasi in una cartina di tornasole al contrario, che quando al dialogo tra le religioni si sostituiscono le diffidenze, le ostilità e poi i conflitti, questi – soprattutto in un’epoca nella quale, è stato detto giustamente stamane, le popolazioni e le epoche storiche si mischiano come mai era accaduto prima – finiscono col mettere in pericolo i rapporti tra i popoli e contribuire ad alimentare la violenza da parte di individui, gruppi ed etnie
Ma abbiamo, proprio in Europa, l’esempio opposto, perché, quando prevale la volontà di dialogo tra le religioni, essa può portare un eccezionale contributo ad appianare i contrasti, operare per finalità pacifiche, realizzare una pace stabile tra gli Stati e tra i popoli, anche laddove si aveva una storia di guerre e di conflitti.
Ho citato l’Europa perché – a volte questo dato storico viene un po’ dimenticato – il lungo periodo di pace che è seguito al secondo conflitto mondiale e alla caduta dei totalitarismiè stato certamente il frutto dell’azione di grandi movimenti democratici, di eminenti personalità, come Schumann, De Gasperi, Adenauer, e di scelte politiche decisive verso una progressiva unità del Continente. Ma è stato anche frutto di un altro movimento, per il quale le religioni e, in particolare, le Chiese in Europa sono tornate a parlarsi, hanno fatto un cammino critico di alcune scelte del proprio passato, hanno aperto strade di dialogo prima impensabili, hanno messo in comune quel patrimonio di valori spirituali che è loro proprio per favorire la pace dovunque e comunque. Ed è stato San Giovanni Paolo II, proprio quando l’Europa soffriva ancora l’innaturale divisione tra Est ed Ovest, ad invocare un’Europa unita, che si riconoscesse nelle comuni basi spirituali, culturali, giuridiche, che l’avevano costruita e le avevano dato quel respiro universale da tutti riconosciuto. Nell’Enciclica Slavorum Apostoli del 2 giugno 1985, egli ricordava la grande memoria dei Santi Cirillo e Metodio e della loro opera unificatrice, realizzata in sintonia con quella di San Benedetto e dei padri spirituali che diffusero il cristianesimo nel nostro continente, e formulava “la ferma speranza di un graduale superamento in Europa e nel mondo di tutto ciò che divide le Chiese, le Nazioni, i popoli”[I]. Anche per queste ragioni, quando i muri sono caduti in Europa, le Chiese sono state molto attive nell’incontrarsi, nel parlarsi, nell’agire per ricostruire in tanti Paesi quel tessuto sociale e di libertà, impregnandolo di valori e sani principi, che s’era perso nelle esperienze totalitarie. Un impegno che, è stato ricordato, ha favorito nuovi e positivi rapporti tra Stato e Chiesa in tutto il continente, nel rispetto della libertà religiosa e della laicità delle istituzioni pubbliche.
* * *
La Chiesa cattolica ha compiuto un lungo cammino nel dialogo interreligioso e uno ancora più lungo vuole compierlo nel prossimo futuro, perché lo richiedono i tempi che stiamo vivendo. La storia s’è come allargata a tutti i popoli e a tutti i continenti e questo ampliamento, insieme a tanti risultati e frutti positivi sta portando anche un carico di problemi e di sofferenze che prima non potevamo prevedere.
Tra questi problemi – è il merito del nostro convegno a sottolinearlo con vigore – vi è il grande tema della libertà religiosa, delle sue limitazioni e negazioni che si moltiplicano in tante parti del mondo e, di recente, provocano patimenti e angosce anche per le nuove e terribili persecuzioni di cui sono vittime cristiani e persone di diversa fede e idealità. Si tratta di un fenomeno che s’intreccia con la prospettiva di nuove deflagrazioni belliche, che si stanno dipanando davanti ai nostri occhi e che Papa Francesco ha voluto definire “terza guerra mondiale a pezzi”.
L’impegno della Chiesa cattolica per il dialogo ecumenico e interreligioso che apra le vie della pace fa parte della sua missione originaria, costituisce quasi un diritto-dovere che essa assolve da tempo. Per restare più vicino a noi, voglio ricordare quell’immagine veramente profetica con la quale il Beato Paolo VI aprì la strada al dialogo interreligioso con la Lettera Enciclica Ecclesiam Suam del 16 agosto 1964, che indicava tre cerchi concentrici nei quali la Chiesa era chiamata ad operare."SEGUE >>>
'via Blog this'
Nessun commento:
Posta un commento