Elogio dell’imperfezione: "“L’elogio dell’imperfezione”, perché nessun disabile può essere discriminato, è l’idea portante dell’Arche (L’Arca) fondata da Jean Vanier nel 1964. Ed è stato anche il filo conduttore della visita che Papa Francesco ha compiuto alla comunità Il Chicco di Ciampino nel pomeriggio del 13 maggio.
Proseguendo l’iniziativa giubilare dei “venerdì della misericordia”, il Pontefice si è recato alle porte di Roma per trascorrere circa un’ora e mezza tra i diciotto ospiti con gravi disabilità mentali e i volontari della struttura composta da due case-famiglia, che qui chiamano focolari, la “Vigna” e l’“Ulivo”. Francesco vi è giunto verso le 17 per dare un’ulteriore testimonianza contro la cultura dello scarto. Perché non si può essere privati di amore, gioia e dignità solo perché portatori di una disabilità mentale e nessuno può permettersi di discriminare in forza di preconcetti che emarginano e rinchiudono nella solitudine famiglie e associazioni. A questa missione di servizio alle persone più deboli ed emarginate della società si dedica la grande famiglia dell’Arca, presente in oltre trenta Paesi nei cinque continenti e insieme all’associazione Fede e Luce. All’interno di case-famiglia vengono accolte persone con grave disabilità per farle sentire accolte e protagoniste della loro vita. E proprio la frequentazione di questi focolari permette di scoprire la sensibilità di queste persone, fatta di profondo affetto e ricerca di amicizia.
Gli stessi sentimenti che Francesco ha potuto sperimentare a Ciampino, dove — accompagnato dall’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione — ha respirato il clima di un sereno pomeriggio in famiglia, all’insegna della gioia e della condivisione. Portando paste dolci e frutta di stagione — ciliegie e pesche — il Pontefice si è seduto a tavola per fare merenda con i presenti. Commosso ha ascoltato le semplici parole di saluto rivoltegli da alcuni di loro: Nadia, Salvatore, Vittorio, Paolo, Maria Grazia, Danilo. E ha anche visitato gli ammalati più gravi, donando gesti di profondo affetto e di tenerezza; in particolare verso Armando e Fabio che furono tra i primi a essere accolti nel 1981, quando nacque la prima struttura dell’Arca in Italia. Una seconda si trova oggi a Bologna e una terza potrebbe aprirsi a breve in Sardegna.
E poiché il Chicco vive di pochi sussidi regionali, mentre la gran parte dell’aiuto necessario per l’assistenza è affidata alla Provvidenza, prima di congedarsi il Papa ha lasciato una somma come contributo personale. Così quando i responsabili della comunità lo hanno ringraziato e gli hanno detto: «La preghiamo Santità, si faccia rivedere, abbiamo bisogno di lei», Francesco ha risposto: «Qui mi avete toccato il cuore».Stando all’intuizione di Vanier, le persone con disabilità mentali devono svolgere una vita fatta anche di impegno manuale, secondo le capacità di ognuno. Perciò Papa Francesco ha visitato anche il laboratorio artigianale, dove quotidianamente vengono creati piccoli oggetti che esprimono la creatività e fantasia dei membri del Chicco. Dopo aver posato per le foto-ricordo con ciascuno dei presenti — e su alcuni volti è scesa qualche lacrima per l’emozione — sempre con loro, tenendosi per mano, Francesco ha pregato nella piccola cappella: un canto tipico della comunità ha introdotto la recita di un Padrenostro, un’Avemaria, un Gloria e un eterno riposo per quelli che qui chiamano «l’Arca che sta in cielo», ovvero gli amici defunti, ha spiegato il responsabile Marco Veronesi.
Il Pontefice ha espresso con questa visita uno dei tratti salienti del suo ministero: l’attenzione ai più semplici e più deboli. Portando loro la tenerezza e l’affetto, ha voluto dare il segno concreto di come si può vivere l’anno della misericordia, che al 12 maggio ha fatto registrare oltre sette milioni di pellegrini presenti agli eventi giubilari in Roma.
Quello del 13 maggio è stato il quinto venerdì della misericordia di Francesco nel corso del giubileo: a gennaio si è recato nel quartiere periferico romano di Torre Spaccata in una casa di riposo per anziani e una per malati in stato vegetativo; e a febbraio, ha incontrato una comunità di recupero per tossicodipendenti a Castel Gandolfo; mentre a marzo e ad aprile l’iniziativa è coincisa rispettivamente con il giovedì santo, quando ha lavato i piedi ai profughi del centro di accoglienza (Cara) di Castelnuovo di Porto, e con il viaggio tra i rifugiati nell’isola greca di Lesbo."
Proseguendo l’iniziativa giubilare dei “venerdì della misericordia”, il Pontefice si è recato alle porte di Roma per trascorrere circa un’ora e mezza tra i diciotto ospiti con gravi disabilità mentali e i volontari della struttura composta da due case-famiglia, che qui chiamano focolari, la “Vigna” e l’“Ulivo”. Francesco vi è giunto verso le 17 per dare un’ulteriore testimonianza contro la cultura dello scarto. Perché non si può essere privati di amore, gioia e dignità solo perché portatori di una disabilità mentale e nessuno può permettersi di discriminare in forza di preconcetti che emarginano e rinchiudono nella solitudine famiglie e associazioni. A questa missione di servizio alle persone più deboli ed emarginate della società si dedica la grande famiglia dell’Arca, presente in oltre trenta Paesi nei cinque continenti e insieme all’associazione Fede e Luce. All’interno di case-famiglia vengono accolte persone con grave disabilità per farle sentire accolte e protagoniste della loro vita. E proprio la frequentazione di questi focolari permette di scoprire la sensibilità di queste persone, fatta di profondo affetto e ricerca di amicizia.
Gli stessi sentimenti che Francesco ha potuto sperimentare a Ciampino, dove — accompagnato dall’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione — ha respirato il clima di un sereno pomeriggio in famiglia, all’insegna della gioia e della condivisione. Portando paste dolci e frutta di stagione — ciliegie e pesche — il Pontefice si è seduto a tavola per fare merenda con i presenti. Commosso ha ascoltato le semplici parole di saluto rivoltegli da alcuni di loro: Nadia, Salvatore, Vittorio, Paolo, Maria Grazia, Danilo. E ha anche visitato gli ammalati più gravi, donando gesti di profondo affetto e di tenerezza; in particolare verso Armando e Fabio che furono tra i primi a essere accolti nel 1981, quando nacque la prima struttura dell’Arca in Italia. Una seconda si trova oggi a Bologna e una terza potrebbe aprirsi a breve in Sardegna.
E poiché il Chicco vive di pochi sussidi regionali, mentre la gran parte dell’aiuto necessario per l’assistenza è affidata alla Provvidenza, prima di congedarsi il Papa ha lasciato una somma come contributo personale. Così quando i responsabili della comunità lo hanno ringraziato e gli hanno detto: «La preghiamo Santità, si faccia rivedere, abbiamo bisogno di lei», Francesco ha risposto: «Qui mi avete toccato il cuore».Stando all’intuizione di Vanier, le persone con disabilità mentali devono svolgere una vita fatta anche di impegno manuale, secondo le capacità di ognuno. Perciò Papa Francesco ha visitato anche il laboratorio artigianale, dove quotidianamente vengono creati piccoli oggetti che esprimono la creatività e fantasia dei membri del Chicco. Dopo aver posato per le foto-ricordo con ciascuno dei presenti — e su alcuni volti è scesa qualche lacrima per l’emozione — sempre con loro, tenendosi per mano, Francesco ha pregato nella piccola cappella: un canto tipico della comunità ha introdotto la recita di un Padrenostro, un’Avemaria, un Gloria e un eterno riposo per quelli che qui chiamano «l’Arca che sta in cielo», ovvero gli amici defunti, ha spiegato il responsabile Marco Veronesi.
Il Pontefice ha espresso con questa visita uno dei tratti salienti del suo ministero: l’attenzione ai più semplici e più deboli. Portando loro la tenerezza e l’affetto, ha voluto dare il segno concreto di come si può vivere l’anno della misericordia, che al 12 maggio ha fatto registrare oltre sette milioni di pellegrini presenti agli eventi giubilari in Roma.
Quello del 13 maggio è stato il quinto venerdì della misericordia di Francesco nel corso del giubileo: a gennaio si è recato nel quartiere periferico romano di Torre Spaccata in una casa di riposo per anziani e una per malati in stato vegetativo; e a febbraio, ha incontrato una comunità di recupero per tossicodipendenti a Castel Gandolfo; mentre a marzo e ad aprile l’iniziativa è coincisa rispettivamente con il giovedì santo, quando ha lavato i piedi ai profughi del centro di accoglienza (Cara) di Castelnuovo di Porto, e con il viaggio tra i rifugiati nell’isola greca di Lesbo."
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