Colosseo e Pompei, la storia siamo noi - ItaliaNotizie: "Torniamo a parlare di tutela del patrimonio artistico e culturale italiano, sotto accusa dopo i recenti misfatti riguardanti le assemblee sindacali che hanno provocato la chiusura dei siti storici di Pompei e del Colosseo. Lasciando i visitatori sotto il sole per ore e durante il periodo di maggior afflusso turistico, si conferma quanto sia infinita la storia dei beni culturali italiani. Tra l’enorme confusione e la sempre onerosa lentezza delle istituzioni, con l’aggiunta di complicazioni e incompetenze politiche governative la priorità a restauro, conservazione e valorizzazione attende strategie programmate che dovrebbero ripristinare lo stato di degrado in cui essi sono stati lasciati.
Incuria, abbandono, riduzione del personale, ritardi di stipendi, crolli, nessuna manutenzione ordinaria, restauri frettolosi, talvolta inutili, evidenziano un disastro sotto gli occhi di tutti.
La politica risulta incapace di comprendere l’utilità d’una innovazione del settore, beneficio non solo per la salvaguardia del nostro patrimonio storico e artistico, ma anche per l’attrazione d’interesse internazionale che un eventuale innovazione recherebbe all’Italia. La tutela dei nostri Beni Culturali manca di un piano organico, pianificato, globale e preventivo di tutto il nostro patrimonio artistico.
Di opinione contraria, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ai microfoni del TgLa7 cronache : “Stiamo facendo un lavoro importante, è vero ci sono problemi sindacali, ma la riforma che riguarda la tutela del nostro patrimonio sta andando avanti. Servono musei aperti, dinamici, serve investire perché questa è la nostra forza. E questo è proprio il lavoro che stiamo facendo.”
Nel frattempo la pioggia di proteste dei turisti che segnalano la scarsa qualità del servizio, la carenza di organico e lo stato comatoso del nostro patrimonio artistico confermano il paradosso. Appare evidente che i nostri monumenti oltre a simboli storici sono anche simbolo di scontro politico e ideologico.
L’ Italia ha campato di rendita grazie alle immense eredità dei grandi artisti del passato. Ma ora non è più tempo di polemiche, ma di cambiamenti di rotta.
Mancano all’appello tante azioni da mettere in campo per valorizzare e tutelare i beni culturali e artistici italiani: dall’accoglienza alla riqualificazione delle infrastrutture. Occorre ottimizzare tutte le risorse archeologiche presenti sul territorio con una pianificazione organica del turismo culturale che tocchi non solo le grandi e conosciute tappe ma anche circuiti turistici provinciali minori che opportunamente esaltati diventerebbero sicuramente non meno ambiti.
Il vero punto da analizzare dunque è l’intero sviluppo del settore previsto nei prossimi anni che includa la conservazione e valorizzazione del comparto culturale italiano. Tutto ciò sulla base che esso possa rappresentare un grande volano economico da gestire in modo professionale, per garantire una crescita costante di tutto il settore.
C’era un tempo in cui rottamare era lo slogan molto diffuso, è giunto quel tempo, il tempo per reinventare con creativa innovazione l’offerta turistica garantendo per il futuro una fruizione efficace e al passo coi tempi."
Incuria, abbandono, riduzione del personale, ritardi di stipendi, crolli, nessuna manutenzione ordinaria, restauri frettolosi, talvolta inutili, evidenziano un disastro sotto gli occhi di tutti.
La politica risulta incapace di comprendere l’utilità d’una innovazione del settore, beneficio non solo per la salvaguardia del nostro patrimonio storico e artistico, ma anche per l’attrazione d’interesse internazionale che un eventuale innovazione recherebbe all’Italia. La tutela dei nostri Beni Culturali manca di un piano organico, pianificato, globale e preventivo di tutto il nostro patrimonio artistico.
Di opinione contraria, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ai microfoni del TgLa7 cronache : “Stiamo facendo un lavoro importante, è vero ci sono problemi sindacali, ma la riforma che riguarda la tutela del nostro patrimonio sta andando avanti. Servono musei aperti, dinamici, serve investire perché questa è la nostra forza. E questo è proprio il lavoro che stiamo facendo.”
Nel frattempo la pioggia di proteste dei turisti che segnalano la scarsa qualità del servizio, la carenza di organico e lo stato comatoso del nostro patrimonio artistico confermano il paradosso. Appare evidente che i nostri monumenti oltre a simboli storici sono anche simbolo di scontro politico e ideologico.
L’ Italia ha campato di rendita grazie alle immense eredità dei grandi artisti del passato. Ma ora non è più tempo di polemiche, ma di cambiamenti di rotta.
Mancano all’appello tante azioni da mettere in campo per valorizzare e tutelare i beni culturali e artistici italiani: dall’accoglienza alla riqualificazione delle infrastrutture. Occorre ottimizzare tutte le risorse archeologiche presenti sul territorio con una pianificazione organica del turismo culturale che tocchi non solo le grandi e conosciute tappe ma anche circuiti turistici provinciali minori che opportunamente esaltati diventerebbero sicuramente non meno ambiti.
Il vero punto da analizzare dunque è l’intero sviluppo del settore previsto nei prossimi anni che includa la conservazione e valorizzazione del comparto culturale italiano. Tutto ciò sulla base che esso possa rappresentare un grande volano economico da gestire in modo professionale, per garantire una crescita costante di tutto il settore.
C’era un tempo in cui rottamare era lo slogan molto diffuso, è giunto quel tempo, il tempo per reinventare con creativa innovazione l’offerta turistica garantendo per il futuro una fruizione efficace e al passo coi tempi."
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