Papa Francesco sotto attacco: solidarietà dei preti di frontiera friulani - Cronaca - Messaggero Veneto: "UDINE. Non è la l’ormai tradizionale “lettera di Natale”, ma il messaggio è quello dei 13 preti di frontiera e parte dal Friuli per esprimere solidarietà a papa Francesco, sotto attacco durante lo svolgimento del Sinodo. Perché, gli scrivono i 13 sacerdoti, «ci sono stati alcuni tentativi per far vacillare la tua infaticabile opera di rinnovamento della Chiesa».
Le firme sono di: Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini, Piero Ruffato, Paolo Iannaccone.
«Carissimo fratello Francesco – scrivono – se guardiamo solamente a queste ultime due settimane, ci sono stati alcuni tentativi per far vacillare la tua infaticabile opera di rinnovamento della Chiesa nel permetterle, in continuità con il Concilio Vaticano II, di crescere in umanità facendo proprie le gioie e le sofferenze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo. Siamo convinti con te che se la Chiesa non è pronta a svolgere questa missione con grande attenzione al nuovo che matura, perde l’appuntamento con la Storia! Per questo, soprattutto in questo tempo di gravi attacchi intestini, vogliamo dirti grazie per quello che stai facendo e per come lo stai facendo, garantendoti la nostra preghiera e la nostra condivisione di pastori che, con umiltà e con questo spirito, cercano di operare nel Nordest del Paese in contesti di estrema fragilità. Soprattutto – continua la lettera dei sacerdoti – notiamo in te una debolezza che è per noi forza nella fede in Gesù di Nazareth».
I 13 preti scrivono di amare del Papa «la debolezza che non pretende risultati immediati, magari imponendoli in modo autoritario senza dare alla Chiesa il tempo di maturarli. Amiamo quel lavorare a lunga scadenza senza ossessione, senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci, sapendo rischiare di attendere, perché è forte in te la certezza che a guidarci sia lo Spirito del Risorto e che Suoi sono i tempi del cambiamento. È con questa fede che riesci a dare spazio a tutti, non omologando, ma cercando quella convivialità delle differenze che, nel confronto, porta arricchimento e condivisione fraterna pur nel rispetto delle diversità di identità, di idee e di opinioni. Amiamo in te quella debolezza, così poco diffusa anche nei nostri ambienti ecclesiali, che non porta a “diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione”». I sacredoti continuano la missiva scrivendo di apprezzare di Papa Francesco «quel voler “camminare insieme”, occupandoti di “iniziare processi più che di possedere spazi».
«Grazie, fratello Francesco – concludono i preti friulani –, perché, da innamorato di Gesù di Nazareth e partendo sempre dal Suo punto di vista, ci aiuti a capire che anche nel
nostro tempo è importante che la legge mai schiacci l’uomo, ma sia l’uomo a essere tutelato, salvaguardato e accolto nel grembo di una Chiesa che – per restare fedele al suo Maestro – è chiamata a mostrarsi ancora e sempre più madre dalle viscere d’Amore»."
Le firme sono di: Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini, Piero Ruffato, Paolo Iannaccone.
«Carissimo fratello Francesco – scrivono – se guardiamo solamente a queste ultime due settimane, ci sono stati alcuni tentativi per far vacillare la tua infaticabile opera di rinnovamento della Chiesa nel permetterle, in continuità con il Concilio Vaticano II, di crescere in umanità facendo proprie le gioie e le sofferenze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo. Siamo convinti con te che se la Chiesa non è pronta a svolgere questa missione con grande attenzione al nuovo che matura, perde l’appuntamento con la Storia! Per questo, soprattutto in questo tempo di gravi attacchi intestini, vogliamo dirti grazie per quello che stai facendo e per come lo stai facendo, garantendoti la nostra preghiera e la nostra condivisione di pastori che, con umiltà e con questo spirito, cercano di operare nel Nordest del Paese in contesti di estrema fragilità. Soprattutto – continua la lettera dei sacerdoti – notiamo in te una debolezza che è per noi forza nella fede in Gesù di Nazareth».
I 13 preti scrivono di amare del Papa «la debolezza che non pretende risultati immediati, magari imponendoli in modo autoritario senza dare alla Chiesa il tempo di maturarli. Amiamo quel lavorare a lunga scadenza senza ossessione, senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci, sapendo rischiare di attendere, perché è forte in te la certezza che a guidarci sia lo Spirito del Risorto e che Suoi sono i tempi del cambiamento. È con questa fede che riesci a dare spazio a tutti, non omologando, ma cercando quella convivialità delle differenze che, nel confronto, porta arricchimento e condivisione fraterna pur nel rispetto delle diversità di identità, di idee e di opinioni. Amiamo in te quella debolezza, così poco diffusa anche nei nostri ambienti ecclesiali, che non porta a “diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione”». I sacredoti continuano la missiva scrivendo di apprezzare di Papa Francesco «quel voler “camminare insieme”, occupandoti di “iniziare processi più che di possedere spazi».
«Grazie, fratello Francesco – concludono i preti friulani –, perché, da innamorato di Gesù di Nazareth e partendo sempre dal Suo punto di vista, ci aiuti a capire che anche nel
nostro tempo è importante che la legge mai schiacci l’uomo, ma sia l’uomo a essere tutelato, salvaguardato e accolto nel grembo di una Chiesa che – per restare fedele al suo Maestro – è chiamata a mostrarsi ancora e sempre più madre dalle viscere d’Amore»."
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